Carlo Goldoni
La donna sola

ATTO QUARTO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Donna Berenice, poi don Filiberto, poi Filippino.

 

BER.

Nol credo tanto schietto, conoscolo alla ciera.

Ma i nostri servitori son tutti a una maniera.

Ne abbiamo di bisogno, di lor convien fidarsi

E se non sono i peggio, è grazia da lodarsi.

FIL.

Eccomi di ritorno.

BER.

E tanto siete stato?

Cosa dice mia madre?

FIL.

Don Claudio è ritornato?

BER.

Non ancora.

FIL.

La vostra cortese genitrice

Brama di rivedervi per esser più felice.

Sta bene di salute, dalla vecchiaia in fuori.

E i vostri complimenti li accetta per favori.

BER.

Anderò a visitarla. Grazie vi rendo intanto

Dell'incomodo preso.

FIL.

Buon servitor mi vanto.

Ma di già che siam soli, deh, se vi contentate,

Favelliamo sul serio.

BER.

Sì, mio signor, parlate.

FIL.

Fatta ho la strada a piedi, son stanco, a dir il vero.

BER.

Ehi, chi è di ? due sedie. (esce Filippino e reca le sedie)

FIL.

(Escir di pene io spero). (da sé)

BER.

(Se dichiararsi aspetta, or si lusinga invano). (tira fuori la tabacchiera)

FIL.

(Affé, che ha la padrona la tabacchiera in mano). (da sé, e parte)

BER.

Che volevate dirmi?

FIL.

Da capo io tornerò

A dir quel che già dissi.

BER.

Quel che diceste il so.

FIL.

Una risposta certa a me più non si nieghi.

BER.

Permettetemi prima, che di un favor vi preghi.

FIL.

Disponete pure.

BER.

Ma poi non mi mancate.

FIL.

Con simile timore nell'onor m'insultate.

BER.

Vo' che torniate amici...

FIL.

Son di don Claudio amico.

BER.

Lo so, non è di lui...

FIL.

Qualche novello intrico?

BER.

Don Lucio...

FIL.

Ah, con colui...

BER.

Voi v'impegnaste a farlo.

FIL.

È ver.

BER.

Sarete amici in grazia mia?

FIL.

Non parlo.

BER.

L'uomo che non favella, non spiega i pensier suoi.

FIL.

Sì, dite ben, lo stesso posso dir io di voi.

Finché non vi spiegate sinceramente e schietto,

Raccogliere non posso quel che chiudete in petto.

Su donna Berenice, ditemi apertamente

Sulle proposte nozze quel che chiudete in mente.

Di qua più non si parte senza un sì certo e chiaro,

Senza un no risoluto.

BER.

(Prende tabacco)

FI.

Signora, il calzolaro.

FIL.

Che il diavolo sel porti.

BER.

che di fuori aspetti.

FIL.

Va tu ed il calzolaro; che siate maledetti. (Filippino parte ridendo)

BER.

Quali smanie son queste?

FIL.

Di grazia, compatite.

Da me vi liberate tosto che il ver mi dite.

BER.

Il falso in vita mia non so d'averlo detto.

Stupisco che voi abbiate di me sì bel concetto!

FIL.

Sarà difetto mio di non avervi inteso.

Compatite signora, un ch'è d'amore acceso.

Due parole vi chiedo; non parmi essere audace.

BER.

Vo' contentarvi alfine. Orsù, datevi pace.

Son pronta ad isvelarvi candidamente il cuore.

Voglio che siate certo... (prende tabacco)

FI.

Signora, è qui il sartore.

FIL.

(Povero me!) (da sé)

BER.

Si fermi. Parlate, aspetterà. (a don Filiberto)

Non mi soggezione.

FIL.

Va via, per carità. (a Filippino, che ridendo parte)

(Ride il briccon... Se giungo...) Seguitate, via, su.

BER.

Che cosa vi diceva, non mi ricordo più.

FIL.

Pronta, mi dicevate, ad isvelare il vero,

Voglio che siate certo...

BER.

Or mi ricordo, è vero.

Certo vi rendo, e dico, e lo protesto ancora... (apre la tabacchiera)

FIL.

Perché tanto tabacco? vi farà mal, signora.

BER.

Ma voi non crederete tutto quel ch'io dirò.

FIL.

Colle prove alla mano tutto vi crederò.

BER.

Colle prove alla mano? dunque è il parlar sospetto.

FIL.

Ma finor che ho da credere, se nulla avete detto?

BER.

Da voi posso sperare egual sincerità?

FIL.

Del mio cuor siete certa.

BER.

Quai prove il cuor mi ?

FIL.

Comandate.

BER.

Don Lucio...

FIL.

Maledetto colui!

Datemi il mio congedo, se più vi cal di lui.

BER.

Io congedarvi? ingrato!

FIL.

Vi domando perdono.

BER.

Vi ricordate poco qual io fui, qual io sono.

Si vede ben che avete un cuor debole e fiacco,

Di reggere incapace... (apre la tabacchiera)

FIL.

Non prendete tabacco. (le ferma la mano)

BER.

Un picciolo favore non mi accordar?...

FI.

Signora,

È venuto don Claudio.

FIL.

Vattene in tua malora. (a Filippino)

BER.

Mi fareste la scena di dir che non si avanzi

L'onor mio nol consente. Fa pur ch'ei venga innanzi. (Filippino parte)

Non mancherà poi tempo di dare un compimento

Al nostro mal inteso fatal ragionamento.

FIL.

Non so che dir; direi tanto, se dir potessi,

Che arriverei parlando a dar fin negli eccessi.

Megli' è che non si parli; vi leverò d'imbroglio.

BER.

Anzi si ha da parlare; ve lo comando, e voglio.

FIL.

Ma quando?

BER.

Questa sera.

FIL.

Ma dove?

BER.

Appunto qui.

FIL.

Voi mi fate impazzire.

BER.

Don Claudio eccolo qui.

 

 

 


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