Carlo Goldoni
Le donne di buon umore

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA   Dorotea e Pasquina mascherate alla giardiniera, con morettina di velluto nero sul volto, e panieri in mano con frutti; e detti

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SCENA DECIMA

 

Dorotea e Pasquina mascherate alla giardiniera, con morettina di velluto nero sul volto, e panieri in mano con frutti; e detti.

 

DOROT., PASQ. (Fanno riverenza, senza parlare)

FELIC. Le conoscete? (a Costanza)

COST. Io no certamente.

CAV. Belle, polite, gentili. Non si può fare di più.

COST. Maschere, si può sapere chi siete?

DOROT. (Fa cenno col capo di no)

FELIC. Dite qualche cosa almeno. No? Siete mute?

CAV. Che cosa avete di buono in questo bel panierino? (vuol metter le mani)

DOROT. (Gli sulle mani)

CAV. Capperi! Siete ben rigorosa!

COST. Ho piacere. Imparate ad impacciarvi con chi non sapete chi sia.

FELIC. Spero che poi le conosceremo.

DOROT. (Fa cenno di no)

COST. No? Non vi volete dar da conoscere? Compatitemi, nelle case civili per poco si può tollerare la burla; ma poi... (Dorotea e Felicita ridono) Ridete? Chi diavolo mai saranno?

CAV. Amiche vostre senz'altro.

FELIC. Scommetterei, che sono quelle che io dico.

COST. E chi vi pare che sieno?

FELIC. La signora Dorotea colla sua figliuola.

COST. Potrebb'essere. Ma che così presto si sian travestite?

CAV. Oh, pensate voi se questa è la signora Dorotea! Non vedete che garbo, che proprietà! Pare a voi che la signora Dorotea possa essere così graziosa?

DOROT. (Si leva la moretta) signore, sono io per l'appunto.

CAV. Oh, vi avevo già conosciuta. Ho detto così per obbligarvi a levar la maschera.

DOROT. Da vero?

CAV. Sicurissimo.

COST. (È forca vecchia, costui). (da sé)

FELIC. Che vuol dire di questa mutazione che avete fatta?

PASQ. Per non essere conosciute dal signor Conte...

DOROT. Eh, non è vero niente. Pasquina l'ha fatto per fare una burla al suo Battistino.

CAV. Bravissime. Queste sono quelle burle che mi piacciono infinitamente. Degna figliuola di una madre di spirito. Travestirsi da giardiniere per rintracciare l'amante! Che bel talento! Viva la signora Dorotea. Non vi è dubbio, che nessuno ardisca di criticarvi. Ah? Cosa dite, signore mie? Vi è pericolo che si dica male di lei? (a Costanza e Felicita, facendo conoscere che parla ironicamente)

DOROT. (Parla in una certa maniera, che non la comprendo). (da sé)

PASQ. Signora madre, vi ho da dire una cosa.

DOROT. E che cosa mi vuoi tu dire? (accostandosi)

PASQ. Ho fame.

DOROT. Poverina! Non abbiamo ancora pranzato.

CAV. Questo è quel che io stimo, questo è quel che lei loda. Patir la fame per andar in maschera.

DOROT. Credete voi che non abbiamo il nostro bisogno?

PASQ. In casa non ci è niente.

DOROT. Sta zitta, impertinente.

CAV. Signora Costanza, avete ancora pranzato?

COST. Non ancora, per dirla.

FELIC. Ha ordinato il pranzo dopo le ventitrè.

CAV. Bene, dunque, senz'altri complimenti, io resto a pranzo con voi, e con vostra buona licenza, invito ancora queste signore, e sono tanto compite, che spero averanno la bontà di restare.

PASQ. Per me ci resto.

COST. Mi piace la franchezza del signor Cavaliere.

CAV. Sans façons, madama, sans façons. Ci goderemo a tavola queste mascherette gentili.

FELIC. (Pare che sia il padrone di casa). (da sé)

CAV. Signora, spero che non vi offenderete della libertà che mi prendo. Son cavaliere, non ho bisogno di scroccare un pranzo a veruno. Ma siamo di carnevale, mi piace l'allegria, mi piacciono le signore di garbo come voi siete. Allegrement toujours; allegrement.

 

 

 


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