Carlo Goldoni
Le donne di buon umore

ATTO TERZO

SCENA ULTIMA   Nicoḷ in abito civile, ma goffo, con parrucca, e detti

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SCENA ULTIMA

 

Nicolò in abito civile, ma goffo, con parrucca, e detti.

 

NIC. Madame, votre serviteur troisoumble. (a Silvestra)

SILV. Monsieur, votre servante.

NIC. (Riverisce tutti. Tutti, fuor che Luca e Silvestra, si accorgono della burla, parlano fra di loro, e ridono sotto voce)

LUCA Chi è questi? (a Mariuccia)

MAR. il Duca dell'Impossibile.

LUCA Che?

MAR. Il Prencipe della Malora.

LUCA Come?

MAR. Il diavolo che vi porti. (forte)

LUCA Che ti strascini.

NIC. Madame...

SILV. Monsieur, perdonè moa; je ne sui pas madame, me madamoiselle.

NIC. Madamoiselle, je voi veduta l'otre suar sulla dansa, e tanto ha mon cor ferito vostra bellessia, che je non posso mi dispensare di protestare a voi mon respecto e mon obeyssance.

SILV. Eh Monsieur le Chavalier, vostre tresumble servante de tu mon cor.

NIC. Donè muè la men.

SILV. Vu me fet bocù d'onour.

NIC. Ah, vous set adorable. (le bacia la mano)

SILV. (Sì, sì, rabbia, veleno, mangiate l'aglio quanti che siete). (al Conte e al Cavaliere)

NIC. Madame, etè vous poucelle?

SILV. Come dice?

NIC. Etè vous mariè?

SILV. Non signore; sono ancora fanciulla.

NIC. Si vous plè, Madam, je sui pour vous.

SILV. A un cavaliere così compito non si può dire di no. (Sì, per farvi dispetto). (al Conte e al Cavaliere)

LUCA Intendi che cosa dicono? (a Mariuccia)

MAR. Vuol per moglie la signora Silvestra. (forte)

LUCA Mia sorella si vuol maritare? Che ti venga la rabbia! Si può sentire di peggio?

SILV. Sì signore, voglio maritarmi; e voi non ci avete da entrare.

COST. (La burla va troppo innanzi non vorrei che nascessero dei dispiaceri). (al Cavaliere)

CAV. (Aspettate, la finirò io). (a Costanza)

LUCA Chi è colui che vi vuole? È qualche disperato?

SILV. È un cavaliere di garbo.

NIC. Vostre servitour troisumble. (a Luca)

CAV. Nicolò.

NIC. Signore.

CAV. Il padrone attende le chicchere. (Un Servitore presenta la guantiera con le chiccare a Nicolò, quale si cava la parrucca, e fa loro una riverenza dicendo)

NIC. Servitor umilissimo di loro signori. (parte)

SILV. Povera me! sono assassinata. Indegni, bricconi, perfidi quanti siete. Sì, voglio maritarmi se credessi di prendere un fabbro, un legnaiuolo, uno spazzacamino. (adirata parte)

LUCA Cosa è stato? (a )

CAV. Niente, niente, signore. Galanterie, barzellette: cose che sanno farsi per divertimento da quelli che sono di Buon umore. E infatti non si può dire, che queste signore donne non siano tali. Voglia il cielo, che non siano restati di mal umore quelli che con tanta benignità e clemenza ci hanno pazientemente ascoltati. Finirò dunque con quei due versi, co' quali ho sentito a terminare la commedia intitolata il Terenzio.

Terenzio ai suoi Romani dir soleva: Applaudite. Ai nostri ascoltatori noi diciam: Compatite.

 

Fine della Commedia.

 

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