Carlo Goldoni
L'amante Cabala

PARTE TERZA

SCENA ULTIMA   Catina e Lilla mascherate, e detto

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SCENA ULTIMA

 

Catina e Lilla mascherate, e detto.

 

FILIB.

La mia mente sublime

Per sortir facilmente ogni arduo impegno,

Non la cede d’ingegno a chi si sia;

So far il mio mestier con pulizia.

 

LILLA

(Lo tira per una manica, e lo saluta)

 

FILIB.

Servo, signora maschera.

(La sorte oggi mi favorisce).

In che posso servirla? Ella disponga

Del cuor ch’io chiudo in petto;

Di già libero son da ogn’altro affetto.

 

LILLA

(Che mentitor! )

 

CAT.

(Lo tira dall’altra parte e lo saluta)

 

FILIB.

Oh, oh, signora maschera,

Riverente m’inchino. (A due alla volta?

Fortuna, ti ringrazio). Ella comandi,

Arbitra è del mio core;

Di già libero son da ogn’altro amore.

 

CAT.

(Che desgrazià!)

 

FILIB.

Signora mia garbata, (a Lilla)

Si potrebbe saper il di lei nome?

Con me libera parli;

Via, non abbia paura,

Della mia fedeltà può star sicura.

(Questa non vuol parlar: sentiamo quella).

Padrona gentilissima, (a Catina)

La supplico umilmente

Non negarmi un favor; già non v’è alcuno:

La maschera si levi,

Mi dica due parole;

Della mia fedeltà temer non puole.

(Oimè! per quel che io vedo,

V’è poco da far bene.

Por in opra conviene

Tutta del mio valor l’arte più fina:

Son più accorte di Lilla e di Catina).

 

Con chi v’offre un cor costante

Deh non tanta crudeltà! (a Lilla)

Con chi v’offre un cor amante

Deh mostrate almen pietà! (a Catina)

Non vi scopro, e pur vi adoro. (a Lilla)

Non vi vedo, e per voi muoro. (a Catina)

Per voi sola, (a Lilla)

Sol per voi, (a Catina)

Il mio cor pace non ha.

 

 

LILLA

Ah! (sospira)

 

FILIB.

Che avete, signora?

(Ella sospira, è mia).

 

LILLA

Temo che m’ingannate.

 

FILIB.

Eh non v’è dubbio.

 

LILLA

Temo che il vostro cor sia già impegnato.

 

FILIB.

Io, dacché son al mondo,

Sempre libero il cor ho riserbato.

 

LILLA

(Scellerato!) Mi pare,

Però, che siate amante

D’una tal Lilla...

 

FILIB.

Oibò, che cosa dite?

Io amante di colei,

Superba, fastidiosa,

Ignorante, orgogliosa?

Che non ha civiltà, che non sa il tratto?

Figuratevi voi, non son sì matto.

 

LILLA

(Sono tutte bugie). Ma pur intesi

Che a lei promess’avete

La di .

 

FILIB.

Eh, feci per burlarmi

D’una vedova pazza.

 

LILLA

In simil guisa

Burlerete me ancora, io lo prevedo.

 

FILIB.

Su l’onor mio...

 

LILLA

Tacete, io non vi credo.

 

FILIB.

Pazienza. (Eh, l’ho veduta;

Qui non v’è da far ben, è troppo scaltra.

Tentiamo con quest’altra).

Su, mi dica, signora, (a Catina)

Vuol lasciarsi servir? Se va cercando

Un amante fedele,

In me lo troverà;

Non la cedo ad alcuno in fedeltà.

 

CAT.

Donca, si fedel, per cossa aveu

Abandonà Catina?

 

FILIB.

(Che diavolo! San tutto).

Dirò la verità: pensai che quella

Non era da par mio;

In fatti una donnetta

Di bassa stirpe e di costume vile

Per un uomo non è grande e gentile.

 

CAT.

(Maledetto in tel còlo).

Ma la me fazza grazia, caro sior,

La me diga el so nome.

 

LILLA

Il suo nome saper bramo ancor io.

 

FILIB.

Fabrizio Roccabianca è il nome mio.

(Buon per me, che il mio nome a loro è ignoto).

 

LILLA

Ah, voi dunque non siete

Il signor Filiberto?

 

FILIB.

Oh, non signora.

 

CAT.

Toni donca no ,

Marzer de Marzaria?

 

FILIB.

No, no, signora mia,

Avete fatto error: ditemi in grazia,

Queste due donne che nomate avete,

Son di questo paese?

 

LILLA

Lilla quivi dimora, ed è romana.

 

CAT.

Catina xe una putta veneziana.

 

FILIB.

Oh guardate che sbaglio

Io credea che parlaste

Di due napolitane

Che ho conosciuto un ; per altro, queste

Che voi mi nominaste,

Non so se siano belle o se sian brutte.

Da galantuomo non le ho mai vedute.

 

LILLA

(Che faccia tosta!)

 

CAT.

(Oh, oh, che bell’inzegno!)

 

LILLA

Dunque, signor Fabrizio,

Sarete l’amor mio.

 

FILIB.

Voi la mia cara.

 

CAT.

Sior Fabrizio, mi voggio

Che siè l’ànema mia.

 

FILIB.

Son tutto vostro,

Ma, se vi contentate,

Perché io non voglio disgustar alcuna,

Il mio cor donerò mezzo per una.

 

LILLA

Son contenta, ma voglio esser distinta.

 

CAT.

Un pochettin de più mi ghe ne voggio.

 

FILIB.

Orsù, sarò più grato

A chi meco amorosa

Regalarmi saprà più generosa.

 

 

LILLA

Superata esser non voglio.

 

CAT.

Mi no voggio esser de manco;

 

LILLA

So ben io quel che farò. (fa segno di bastonarlo)

 

CAT.

So ben mi quel che farò. (fa lo stesso)

 

 

FILIB.

(E fra due litiganti io goderò).

Ma è ben giusto che alfine

Io vi veda in la faccia, e che conosca,

Mie signore, chi siete.

 

CAT.

Sior sì, lo saverè.

 

LILLA

Sì, lo saprete.

 

FILIB.

Cavatevi la maschera,

Non mi fate penar; al vostro caro

Fate questo servizio.

 

LILLA.

} a due

Riverente m’inchino al sior Fabrizio.

CAT.

 

(Si smascherano, e Filiberto resta attonito, senza parlare)

 

LILLA

CAT.

  a due

Alfin tu sei scoperto.

Ti xe scoverto alfin.

Indegno, traditor,

Bugiardo ed assassin.

 

 

LILLA

Guardam’in faccia.

 

CAT.

Vòltate in qua.

 

LILLA

Il tuo rossor comprendo.

 

CAT.

Ti tasi per vergogna.

 

A DUE

Ti voglio maltrattar peggio d’un can.

 

FILIB.

(Or la biscia beccò il ciarlatan).

 

 

LILLA

CAT.

  a due

Vuò le mie doppie.

Voggio el mio oro.

Le voglio, se no

In mezzo la strada io ti spoglierò.

 

 

FILIB.

Signore cortesi,

Non fate palesi

Gli error d’un meschin.

 

LILLA

} a due

Non voglio ascoltarti,

(gli levano il cappello e la perucca)

Ma voglio spogliarti,

Briccone, assassin.

CAT.

FILIB.

La testa scoperta

Può farmi del male,

Vendetta mortale

Non fate con me.

 

LILLA

} a due

Pietade non merti,

(gli levano il vestito)

Tu fostinfedele;

Tiranno crudele,

Pietade non v’è.

CAT.

FILIB.

Io tremo dal freddo:

Con questo spogliarmi

Volete ammazzarmi,

Crudeli, lo so.

 

LILLA

} a due

Di te più non penso,

Non voglio ascoltarti;

Piuttosto ammazzarti

Risolver saprò.

CAT.

a tre

Imparino tutti

Da sì bell’esempio,

Che l’arte d’un empio

Trionfare non può.

 

 

Fine dellIntermezzo.

 

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