Carlo Goldoni
Le donne vendicate

ATTO TERZO

SCENA TERZA   Casimiro, poi Eleonora

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SCENA TERZA

 

Casimiro, poi Eleonora

 

CAS.

Il dir mal della donna

Infatti è cosa dura,

È una colpa crudel contro natura.

Io non l'ho fatto mai,

E mai non lo farò.

Sempre ben ne dirò, come or ne dico,

Perché son delle donne buon amico.

 

ELEON.

Largo, largo, è qui la brava,

Che ha difeso il nobil sesso.

Tutti adesso - avran timor.

Chi m'inchina, ed io non bado.

Chi mi chiama, ed io men vado.

Chi sospira, - chi delira,

Ma rispondere anch'io so:

«Galeotti, maledetti,

Io di voi mi riderò».

 

CAS.

Eleonora, badate

Voi pure a quel che fate;

Non prendete a sprezzar gli uomini tutti,

Perché si vederan dei casi brutti.

ELEON.

Di voi non ho paura.

CAS.

Nella vostra bravura

Non fidare cotanto io vi consiglio.

Voi correte un periglio,

Ché vi dispiacerebbe tanto tanto

Che gli uomini vi lascino da un canto.

ELEON.

Che cosa importa a noi?

CAS.

Che cosa importa?

Ditemi, perché fate

Studio di parer belle? ed a qual fine

Coltivate la guancia, il labbro, il crine?

Queste son l'armi vostre; e se vinceste

Col brando un uomo a caso,

Il mondo è persuaso

Che, più della fortezza,

S'abbia a temer in voi grazia e bellezza.

 

Un ciglio atterra,

Trionfa un sguardo.

Con noi fa guerra

Vibrando un dardo

Dai vostri lumi

L'arciero Amor.

Temute siete

Perché potete

Colla bellezza

Senza fierezza

Vincere un cor. (parte)

 

 

 


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