Carlo Goldoni
Le donne vendicate

ATTO TERZO

SCENA QUARTA   Eleonora, poi Roccaforte

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SCENA QUARTA

 

Eleonora, poi Roccaforte

 

ELEON.

Dica pur ciò che vuole;

Voglion essere fatti e non parole.

Intanto io fo vedere

Che so esser brillante e valorosa;

Che son buona per l'una e l'altra cosa.

ROCC.

Madama, ho provveduto

Una spadaforte

Che fa tremar la morte.

Con questa, sì, con questa

Farò cose stupende e cose strane.

ELEON.

Andate, andate ad infilzar le rane.

ROCC.

S'io cadei nel cimento,

Fu caso, e non viltà. Quello son io

Che uccise tanti e tanti,

E guerrieri, e giganti,

E cavalieri erranti.

ELEON.

E leoni, e pantere, ed elefanti.

ROCC.

Come! non lo credete?

Tiburzio, dove sei?

ELEON.

Non chiamate Tiburzio in testimonio;

So che siete un demonio,

Una bestia feroce, un animale

Che si pela e si mangia in carnevale.

ROCC.

Dite ciò che volete:

Sì, delle donne il difensor son io.

Tal è l'impegno mio,

E tale ognor sarà.

Quello ch'io far destino, si vedrà.

 

 

 


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