Carlo Goldoni
La donna vendicativa

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Ottavio e Corallina

 

OTT. Disgraziato...

COR. No, signor padrone, non andate in collera, vi prego, mi preme troppo la vostra salute.

OTT. Ho da sopportare un briccone?

COR. Mandiamolo via; ma per amor del cielo, non vi alterate.

OTT. Cacciatelo via.

COR. Lo caccerò. Bevete la cioccolata.

OTT. Subito...

COR. Eccola.

OTT. No, colui subito via.

COR. Subito lo caccerò. Bevete la cioccolata, prima che si freddi.

OTT. Andatelo a cacciar via.

COR. Voglio che beviate la cioccolata. Non mi fate andar in collera, bevetela. (alterata)

OTT. Date qua. (placato)

COR. Caro signor padrone, per amor del cielo, moderatevi un poco: siete una bestia.

OTT. Una bestia? (irato)

COR. Via; non lo dico per male, lo dico così per una facezia.

OTT. Bricconcella! (sorridendo)

COR. È buona la cioccolata? Vi piace?

OTT. È poco frullata.

COR. Quell'asino l'ha presa lui senza dirmi niente.

OTT. Cacciatelo via.

COR. Lo caccerò.

OTT. Dove siete stata, che non siete venuta prima?

COR. Bella! sono stata a fare i fatti miei.

OTT. Che fatti? Che cosa avete fatto?

COR. Oh sì; vi dirò tutto quello ch'io faccio!

OTT. Lo voglio sapere. (irato)

COR. Eccolo qui. È una furia.

OTT. Ma se..

COR. Anderò via.

OTT. Venite qua.

COR. Sempre grida.

OTT. No, via, venite qua.

COR. Caro signor padrone, più che vi voglio bene, più mi mortificate.

OTT. Eh, se mi voleste bene!

COR. Lo mettete in dubbio?

OTT. Orsù, Corallina mia, finiamo questa faccenda

COR. Qual faccenda?

OTT. Sì, facciamola una volta finita. Dica il mondo quel che vuol dire, quando averà detto, averà finito.

COR. Di che parlate, signore?

OTT. Volete voi maritarvi?

COR. Oh, sono lontanissima dal matrimonio.

OTT. Dunque voi non mi sposereste?

COR. Quando poi si trattasse del mio padrone, mi rassegnerei.

OTT. Corallina, facciamola?

COR. Facciamola... ma... (Oh, non lascio Florindo). (da sé)

OTT. Che vuol dir questo ma?

COR. Bisognerebbe prima, che maritaste la signora Rosaura. (Prenderò tempo). (da sé)

OTT. Sì, dici bene, la mariterò; ma intanto...

COR. Intanto vogliatemi bene.

OTT. Eh, bene bene! Non mi basta.

COR. Che cosa vorreste di più?

OTT. Non vorrei che tu...

COR. Che cosa, signore?

OTT. Lo dirò. Non vorrei che t'innamorassi di qualcheduno, e mi piantassi.

COR. Oh, non vi è pericolo. Il mio caro padrone non lo lascio per un principe, per un re.

OTT. Sono avanzato negli anni, ma non ho poi certi malanni addosso.

COR. Siete un fiore. Siete un gelsomino. Fate invidia alla gioventù: oh, non vi cambierei con un giovinetto.

OTT. Se potessi maritar mia figlia subito, lo farei pur volentieri.

COR. Volete ch'io procuri di collocarla?

OTT. Sì, mi farai piacere. Le darò di dote seimila ducati, e cento di senseria a chi mi trova il partito.

COR. (Questi cento voglio vedere di buscarli io). (da sé) Lasciate, signor padrone, che spero di far ogni cosa bene.

OTT. Sì, Corallina, facciamolo presto; e tosto che Rosaura sia sposa, ci sposeremo anche noi.

COR. Caro, non vedo l'ora.

OTT. Dici davvero?

COR. Sapete che bugie non ne so dire.

OTT. Mi vuoi bene?

COR. Sì, tutto.

OTT. Dammi la mano.

COR. Oh, signor no.

OTT. Perché no?

COR. Perché no.

OTT. Hai da esser mia.

COR. Quando sarò vostra, ve la darò.

OTT. Via, che non è niente: dammi la mano.

COR. Vi dico di no.

OTT. Ed io la voglio.

COR. Ed io non ve la voglio dare.

OTT. Giuro al cielo, non mi far dire... (in collera)

COR. Se andate in collera, non ve la do più.

OTT. Oh via; me la darai dunque a suo tempo. (parte)

 

 

 


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