Carlo Goldoni
La donna vendicativa

ATTO SECONDO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Ottavio, poi Beatrice

 

OTT. Io sono d'un naturale, che non mi piace gridare; e per una cosa, o per l'altra, sempre ho motivo d'alterarmi il sangue.

BEAT. Signor zio, si può venire?

OTT. (Ecco qui quest'altra seccatura di mia nipote). (da sé) Venite, venite.

BEAT. Fate gran carestia delle vostre grazie. Io credo sieno sei mesi che non vi ho veduto.

OTT. Ho degli affari; non posso venire.

BEAT. Il mio bambino è ammalato...

OTT. Me ne dispiace. Avete da dirmi qualche cosa? Avete bisogno di niente?

BEAT. Son qui per un affare di conseguenza. Vi prego di ascoltarmi con un po' di tolleranza.

OTT. Nipote mia, ho qualche cosa anch'io di premura. Quel che m'avete a dire, ditelo presto.

BEAT. Sediamo un poco.

OTT. No, no, in piedi. (Se si mette a sedere, non la finisce più). (da sé)

BEAT. Ma io mi stanco a stare in piedi.

OTT. Ci sto io che son vecchio, ci potete stare anche voi.

BEAT. Il cielo vi benedica, venite sempre più giovane: come fate a conservarvibello e fresco?

OTT. Mi governo. Oh via, dite su.

BEAT. Mio padre, poverino, è morto giovane, mentr'egli aveva tanti anni meno di voi.

OTT. Non parliamo de morti...

BEAT. E ho paura che il povero bambino voglia viver poco.

OTT. Nipote mia...

BEAT. Patisce certi mali...

OTT. Nipote mia... (alza un po' più la voce)

BEAT. Il medico ha paura...

OTT. Nipote mia... (forte, con rabbia)

BEAT. Zitto, zitto: non andate in collera.

OTT. O dite quel che avete a dirmi, o ch'io me ne vado.

BEAT. M'ha mandato a chiamare Rosaura mia cugina.

OTT. Mia figlia?

BEAT. Sì signore; e, poverina, colle lagrime agli occhi mi ha detto un'infinità di cose; e son qui da voi a raccontarvele distesamente.

OTT. Sicché vi vorranno almeno due ore a sentirle tutte.

BEAT. Due, o tre, o quattro, quando preme...

OTT. Non ci sto, se credessi di tornar di vent'anni.

BEAT. Ma perché, signore?

OTT. Non ho pazienza. Venghiamo alle corte, venghiamo alla conclusione. Che cosa vuole mia figlia?

BEAT. Vuol marito.

OTT. E vi è bisogno di tante parole? La mariterò: in una parola ho risposto. Servitor suo.

BEAT. Fermatevi: vi vuol altro.

OTT. Che cosa vi vuole di più?

BEAT. Bisogna sapere che la ragazza... perché ella pare di poco spirito, ma ha dei buoni sentimenti, e parla a dovere, e la sua ragione la sa dire quanto un dottore.

OTT. Via, bisogna sapere...

BEAT. Se mi lascerete prendere un poco di fiato, vi dirò tutto.

OTT. Bisogna sapere...

BEAT. Signor sì, bisogna sapere... Diavolo, mi avete fatto perdere il filo.

OTT. Bisogna sapere, che mi siete venuta in tasca, ma come va.

BEAT. Io non ho volontà d'andare in collera.

OTT. Ed io, che sto per andarvi, partirò per prudenza.

BEAT. Via, via: due parole, e non più.

OTT. Due parole, e non più.

BEAT. La signora Rosaura vuol marito.

OTT. Me l'avete detto un'altra volta.

BEAT. Ma bisogna sapere...

OTT. Eccoci .

BEAT. Sì, bisogna sapere, che ella vorrebbe il signor Florindo.

OTT. Bisogna sapere, che io non glielo voglio dare.

BEAT. Ora, signor zio, bisogna discorrere un poco alla lunga.

OTT. Ed io intendo d'aver finito.

BEAT. La giovane è innamorata.

OTT. Non serve.

BEAT. Il giovane le vuol bene.

OTT. Non è vero.

BEAT. Ma bisogna sapere...

OTT. Bisogna sapere, che sono stufo; non vo' sentir altro.

BEAT. Signor zio...

OTT. Schiavo.

BEAT. Non vi lascerò partire.

OTT. Non mi seccate.

BEAT. Bella creanza! (a mezza voce)

OTT. Come! Che cosa avete detto?

BEAT. Niente, signore.

OTT. Creanza? Non creanza? Benché non siate mia figlia, non averò riguardo a darvi una mano nel viso.

BEAT. Vorrei veder questa!

OTT. In casa mia sono padrone io.

BEAT. In casa vostra non ci verrò mai più.

OTT. Farete bene.

BEAT. E non verrò per causa di quella impertinente di Corallina.

 

 

 


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