Carlo Goldoni
La donna vendicativa

ATTO TERZO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Beatrice e Florindo

 

BEAT. Venite con me; non abbiate paura.

FLOR. Signora Beatrice, voi mi mettete in un brutto impegno.

BEAT. Siete di così poco spirito?

FLOR. Dello spirito ne ho il mio bisogno, e in un incontro son giovane da sapermi guardare; ma venir in casa di uno che non mi vuole, con quel ch'è stato, con quel ch'è successo: non vorrei che si dicesse aver io commesso un'azione cattiva.

BEAT. Finalmente son io che v'introduco. Potete sempre salvarvi con questa buona ragione.

FLOR. Eccomi qui: ci sono. Che speriamo noi da questa mia venuta?

BEAT. Mia cugina ha necessità di parlarvi.

FLOR. Dove ritrovasi?

BEAT. Sarà nella sua camera; ma prima di condurvi da lei, aspettate ch'io vada a veder se è sola, e se vi posso introdurre senza che mio zio vi sorprenda.

FLOR. E intanto ho da restar qui esposto a chi va e chi viene?

BEAT. Vi nasconderò in quella stanza. (accenna quella di Rosaura)

FLOR. Che camera è quella?

BEAT. È una stanza quasi disabitata. Mio padre se ne serviva di studio; ma ora non l'adopera alcuno.

FLOR. Signora Beatrice, badiamo bene a quel che si fa.

BEAT. Sento gente. Presto, presto, entrate. (apre la porta)

FLOR. Il cielo me la mandi buona. (entra, e Beatrice chiude)

BEAT. Presto, presto, ad avvisar mia cugina. (parte)

 

 

 


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