Carlo Goldoni
Le donne curiose

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Eleonora e dette.

 

ELEON. Chi è qui? Si può venire?

BEAT. Venite, signora Eleonora, venite. A quest'ora? Siete venuta a pranzo con noi?

ELEON. Son venuta a dirvi in confidenza, che ho saputo finalmente che cosa si fa dai nostri mariti in quel luogo segreto.

BEAT. Io me l'immagino. Giocheranno da traditori.

ELEON. Oibò.

ROS. Sarà poi come dico io: vi saranno delle signorine.

ELEON. No, v'ingannate. Io ho saputo ogni cosa. Sentite, ma in segretezza. Fanno il lapis philosophorum.

BEAT. Sapete che si può dare? Mio marito sa di filosofia: sarà egli il capomastro.

ROS. Come lo avete saputo, signora Eleonora?

ELEON. Vi dirò tutto, ma... non parlate per amor del cielo.

BEAT. Non dubitate.

ROS. Per me non vi è pericolo.

ELEON. Sono stata questa mattina a ritrovare la sarta, per vedere se mi aveva finito quel mio vestito verde... M'intendete quale ch'io voglio dire.

BEAT. Sì, Sì, quello che avete fatto di nascosto di vostro marito.

ELEON. Signora sì; la Caterina me lo aveva guastato, e così mia comare dice: Signora comare, dice, che peccato che vi abbiano rovinato quel bel vestito! Fatevelo accomodare. Insegnatemi una buona sarta, dico. Signora sì, dice, andate dalla tale, e così m'ho fatto insegnare dove sta di casa.

BEAT. E siete andata stamattina, e avete saputo del lapis philosophorum.

ELEON. Aspettate. Non mi confondete. Ho mandato a chiamare questa brava sarta. È venuta. Le ho fatto vedere il vestito, me l'ha provato, e si è posta le mani nei capelli quando l'ha veduto rovinato in quella maniera. Sì davvero!

BEAT. Ma quando veniamo alla conclusione?

ELEON. Subito. Lasci fare a me, dice, signora Eleonora, che glielo farò che le anderà dipinto. Ha preso il vestito, e l'ha portato via. Indovinate? Sono quindici giorni ora, e non me lo ha ancora portato. Queste sarte sono fatte così: promettono, promettono, e non mantengono mai. Mi fanno una rabbia terribile!

BEAT. Ma via, veniamo al fine. Levatemi questa curiosità.

ELEON. Quando mi ricordo della sarta, mi vengono i sudori.

ROS. Non discorrete più della sarta, venite alla sostanza del fatto.

ELEON. Sì; ora vi dirò come ho saputo del lapis. Questa sarta sta di casa... vicino... Conoscete quella donna che vende il latte? Quella che suo marito faceva il caciaiuolo?

BEAT. Via, sì, sì, andiamo avanti.

ELEON. Oh bene. La sarta sta tre porte più in , verso la strada, prima d'arrivare al fornaio.

ROS. In verità, signora Eleonora, voi mi fate venir male.

ELEON. Ma le cose bisogna dirle per ordine. Sappiate dunque...

 

 

 


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