Carlo Goldoni
Le donne curiose

ATTO TERZO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Pantalone, Ottavio, Lelio e Florindo

 

LEL. Ella è così senz'altro. Mia moglie mi ha levate di tasca furtivamente le chiavi.

PANT. Chi sa che no la fusse quella che in abito da omo zirava qua intorno?

LEL. Mia moglie da uomo? Non crederei. Abiti che le vadan bene, in casa non ve ne sono.

PANT. La sarà stada donca quella in zendà, che ha trovà Brighella colle chiave, in atto de avrir.

LEL. Se ciò è vero, se colei me l'ha fatta, giuro al cielo, la fo morire sotto un bastone.

OTT. No, amico, non tanta furia.

LEL. Siete qui voi colla vostra flemma.

OTT. Lasciatemi dir due parole. Voi siete stato burlato da vostra moglie, io dalla mia, ed il signor Florindo da quella che sarà sua. Consideriamo un poco il motivo di questo loro trasporto. O provien dall'amore che hanno per noi, e non ce ne possiamo dolere; o proviene da un difetto di natura, chiamato curiosità, e dobbiamo compatire il loro temperamento. Chi nasce con dei difetti, merita compassione. L'uomo saggio deve procurar di correggerli senza scandalizzarsi. Ma sappiate, amico, che non è l'ira quella che produca le correzioni, ma la ragione. Battete la moglie dieci anni, vent'anni, diverrà sempre peggio. Onde una delle due, o correggerla con amore, o non curarla con indifferenza.

PANT. Sior Ottavio dise benissimo, el parla da omo de garbo e da filosofo vero; ma mi gh'ho un'altra regola, che me par più segura, e che ho imparà a mie spese. Dalle donne ghe stago lontan, e in fatti ho procurà de far sta union de omeni senza donne, e donne qua no ghe n'ha da vegnir. E ve prego, cari amici, custodì le chiave; che se le donne ve tol le chiave, avè persa affatto la libertà.

FLOR. Io sono stato il più debole, il più pazzo di tutti. Confesso la mia insensatezza. Ho date io medesimo le chiavi in deposito alla signora Rosaura, né mi sarei mai creduto ch'ella mi potesse tradire...

OTT. Via, non andate in collera. Amore accieca. Ha acciecato voi nel dargliele, ha acciecato lei nel servirsene. Col tempo ci vedrete meglio. Verrà pur troppo quel tempo, che voi non le renderete conto dei vostri passi, ed ella non curerà saper dove andiate.

 

 

 


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