Carlo Goldoni
I due gemelli veneziani

ATTO PRIMO

SCENA DICIASSETTESIMA

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SCENA DICIASSETTESIMA

 

Florindo e Zanetto

 

ZAN. Tutto quel che ti vol.

FLOR. Ma, caro amico, perché questa volta vi dimostraste cotanto da voi diverso? Fingete? O qual capriccio è il vostro?

ZAN. Sior, no finzo gnente. Mai più in vita mia ho abuo tanta paura. Se no vegnivi vu, el me sbasiva de posta32.

FLOR. Godo d’avervi salvata la vita.

ZAN. Sieu benedio33: lassè che basa quella man che m’ha liberà.

FLOR. Ma io ho fatto con voi quello che voi avete fatto con me: voi avete salvata la mia vita, ed io ho salvata la vostra.

ZAN. Mi v’ho salvà la vita?

FLOR. Sì, quando mi difendeste contro Lelio la prima volta.

ZAN. No me l’arecordo.

FLOR. I pari vostri si scordano i benefici che fanno, per modestia. Amico, io vi consiglio partir di Verona, perché dubito siate conosciuto.

ZAN. Anca mi credo che i m’abbia cognossuo.

FLOR. E se vi conoscono, guai a voi.

ZAN. Sempre de mal in pezo.

FLOR. Vi par poco aver dato uno schiaffo?

ZAN. Averlo tolto, volè dir.

FLOR. Ah, l’avete avuto voi lo schiaffo?

ZAN. Sior sì. Mo che credevi... che ghe l’avesse mi?

FLOR. Così credeva.

ZAN. Oibò, mi, mi l’ho buo34.

FLOR. Ma la donna non l’avete più vista?

ZAN. Sior no, no l’ho più vista.

FLOR. (Nemmen io ho potuto ritrovar Beatrice). (da sé)

ZAN. No me curo gnanca35 de véderla.

FLOR. Oh sì, farete bene. Non ve ne curate più. Fate a mio modo, tornate a casa vostra.

ZAN. Cussì diseva anca mi.

FLOR. Posso servirvi in conto alcuno?

ZAN. La so grazia.

FLOR. A rivederci.

ZAN. La reverisso.

FLOR. (Pare diventato uno sciocco. Amore fa de’ brutti scherzi). (da sé, parte)

 

 

 





p. -
32 El me sbasiva de posta, mi uccideva a drittura.



33 Sieu benedio, siate benedetto.



34 Mi, mi l’ho buo. Io, io l’ho avuto.



35 Gnanca, né anche.



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