Carlo Goldoni
I due gemelli veneziani

ATTO TERZO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Il Bargello coi birri, osservando le gioje da lontano.

 

TIB. Signor Pancrazio, queste gioje sono di valore, non si possono stimar così su due piedi. Venite a bottega e vi servirò.

PANC. Dite bene, verrò: ma sono alquanto sporche, avreste intanto qualche segreto per ripulirle?

TIB. Io veramente ne ho uno singolarissimo: ma non soglio affidarlo a chicchessia, perché è un potentissimo veleno.

PANC. A me però potreste usar qualche distinzione: non potete dubitar ch’io ne abusi. Sapete chi sono...

TIB. So che siete un uomo onesto e da bene, e perciò vi voglio servire, giacché per buona fortuna me ne trovo avere indosso un piccolo scatolino. Eccolo, prendete, servitevene, e le vedrete riuscir terse e risplendentissime. In caso poi voleste privarvene, avrò forse l’incontro di farvele esitar con vantaggio.

PANC. Non lascerò di valermi di voi. Intanto vi sono molto obbligato. Attendetemi domani.

TIB. Siete sempre padrone. (parte)

 

 

 


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