Carlo Goldoni
I due gemelli veneziani

ATTO TERZO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Tonino, poi Pancrazio e Brighella

 

TON. Chi nasse matto, no varisse90 mai. Oh che bestia! oh che bestia! Se pol sentir de pezo? Se el stava troppo, el me fava deventar matto anca mi. Veramente a sto mondo tutti ghavemo el nostro rametto, e chi crede d’esser savio, xe più matto dei altri. Ma costù l’è matto coi fiocchi.

PANC. Andiamo, andiamo dal giudice. Voi sarete testimonio della mia innocenza. (a Brighella)

BRIGH. Ecco qua el sior Zanetto.

PANC. Come! potete voi negare d’avermi date quelle gioje colle vostre mani? (a Tonino)

TON. Sior sì, xe vero: ve lo ho dae mi.

PANC. Sentite? Lo confessa. Ditelo al signor giudice. (a Brighella)

TON. Cossa ghentra el sior giudice?

PANC. Bella cosa che avete fatto! Mettere a repentaglio la mia riputazione.

TON. (Stè a veder, che s’ha trovà el patron delle zogie). (da sé) Credeveli fursi che le avessi sgranfignae91? (a Pancrazio)

PANC. Pur troppo lo credevano. E voi ne foste la cagione.

TON. Caro sior, mi ho fatto a fin de ben.

PANC. O a fin di bene, o a fin di male, voi mi avete precipitato.

 

 

 





p. -
90 Varisse, guarisce.



91 Sgranfignae, rubate.



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