Carlo Goldoni
I due gemelli veneziani

ATTO TERZO

SCENA VENTICINQUESIMA

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SCENA VENTICINQUESIMA

 

Il Dottore, Brighella e Colombina di casa, e detti; poi Rosaura e Beatrice col Servitore, poi Arlecchino

 

COL. Venite, signor padrone, soccorrete questo povero giovine. (al Dottore, uscendo di casa)

DOTT. Presto, Brighella, va a chiamare un medico.

FLOR. È inutile che cerchiate il medico, mentre il signor Zanetto è morto.

DOTT. È morto?

BRIGH. Oh poveretto, l’è morto?

COL. Morto il povero signor Zanetto?

ROS. (Di casa) Perdonate, signor padre, s’io vengo sopra la strada. Parmi di aver inteso che il signor Zanetto sia morto; è forse vero?

DOTT. Pur troppo è vero. Eccolo , poverino.

BEAT. Oimè! Che vedo? Morto il mio bene? Morta l’anima mia? (passando per la strada)

ARL. Coss’è? Dormelo el sior Zanetto?

BRIGH. Altro che dormir! L’è morto el povero sfortunado.

ARL. Co l’è cussì, torno alle vallade de Bergamo.

DOTT. Facciamolo condurre nell’osteria: in mezzo alla strada non istà bene.

ROS. Ahi, che il dolore mi opprime il cuore.

COL. Poverina! siete vedova prima di essere maritata. (Ho quasi piacere che resti mortificata). (da sé)

DOTT. Brighella, fallo condurre nell’osteria. (accennando Zanetto)

BRIGH. Animo, Arlecchin, una man a menarlo in casa. Quel zovene, fe anca vu el servizio de aiutarlo a portar. (al Servitore di Beatrice)

BEAT. Misera Beatrice! cosa sarà di me?

FLOR. Se è morto il vostro Tonino, potrò sperare nulla da voi? (a Beatrice, piano)

BEAT. Vi odierò eternamente.

ARL. Camerada, portelo pulito, acciò, dopo che l’è morto, no ti ghe rompi la testa. (Arlecchino e il Servitore portano Zanetto morto nell’osteria)

ROS. Mi sento strappar l’anima dal seno.

BEAT. Chi mai sarà stato il perfido traditore?

DOTT. Come mai è accaduta la sua morte?

FLOR. Io dubito sia stato avvelenato.

DOTT. E da chi?

FLOR. Non lo so; ma ho de’ forti motivi per crederlo.

ROS. Deh, scoprite ogni indizio, acciò si possa vendicar la morte dell’infelice.

 

 

 


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