Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO PRIMO

SCENA QUARTA   Dall'altro boschetto sortono delle fiamme, poi il boschetto si dilata ed esce   Il GENIO BUONO e detti.

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SCENA QUARTA

 

Dall'altro boschetto sortono delle fiamme, poi il boschetto si dilata ed esce

 

Il GENIO BUONO e detti.

 

ARL. Aiuto! (spaventato dalle fiamme)

COR. Cos'è mai questo?

GEN. B. Amici, miei cari amici, porgete orecchio al Genio Buono che vi parla e che vi consiglia. Il mio nemico, il Cattivo Genio che odia la pace e semina la discordia, vi ha sedotto lo spirito, vi ha guadagnato il cuore. Ecco il primo frutto delle sue funeste lusinghe. Voi andate perdendo quell'amore, quell'armonia ch'è il solo bene delle famiglie, e in mezzo alle ricchezze e ai piaceri, la vanità e l'ingordigia dell'oro vi renderanno sempre infelici.

COR. Senti, Arlecchino? (pateticamente)

ARL. Séntistu, Corallina? (pateticamente)

GEN. B. Deh! fin che siete a tempo, risvegliatevi da quel letargo in cui vi ha assopiti la falsa voce di quel ribaldo. Rinunziate alle sue lusinghe, contentatevi dello stato tranquillo in cui vi ha posto la sorte, e credete a me che vi amo e che vi proteggo, credete che non vi è, della vostra, vita più felice e tranquilla.

ARL. Sior sì, xe vero, ma quel sior barbon n'ha dito ch'el mondo xe cussì bello!

GEN. B. Beltà apparente, che nasconde le spine, i triboli ed i precipizi.

COR. Tanti piaceri, tante delizie...

GEN. B. Corti piaceri, delizie vane, che trascinano nella miseria e nell'amarezza.

ARL. E quei magnari cussì delicati?

GEN. B. Non servono che ad abbreviare la vita.

ARL. Corallina!

COR. Arlecchino!

ARL. Chi credémio che diga la verità?

COR. Non so. Sono confusa. Non so a chi credere.

GEN. B. Capisco il turbamento dell'animo vostro. Il mio rivale vi ha empita la testa delle bellezze del falso mondo. Voglio disingannarvi; voglio farvi comprendere a quai pericoli vi esponete, se andate in traccia di questo mondo mendace. (Batte la bacchetta. La scena si oscurisce, si leva il prospetto, e ve ne resta uno trasparente col giuoco delle ombre che rappresentano vari accidenti funesti della vita umana, per esempio un Arlecchino ed una Corallina in viaggio, assaltati da ladri, e spogliati e rubati. Corallina vagheggiata da uno o due giovani; altr'Arlecchino sopraggiunge, fa il geloso. Un giovane lo bastona. L'altro conduce via . L'Arlecchino prende una spada, si batte col giovane e resta ferito; poi arrivano gli sbirri e conducono in prigione l'Arlecchino ferito. Scena di mare. Un Arlecchino ed una Corallina in nave fanno naufragio, e periscono) (È in arbitrio del direttore l'accrescere ed il cambiare le apparenze di tal carattere). (Arlecchino e Corallina osservano e si spaventano, e mostrano di essere convinti e disgustati del mondo. Il Genio Buono batte la bacchetta. Torna il primo tendone, e la scena chiara)

GEN. B. Ebbene, siete voi persuasi delle bellezze di questo mondo?

ARL. Ladri? zelosie? bastonade? cascar in acqua? morir? No vôi altro. Ve ringrazio dell'avviso. Corallina, xe meggio che stemo qua.

COR. Eh sì, la nostra pace, la nostra tranquillità val più di tutti i piaceri del mondo.

GEN. B. Mi consolo con voi di una sì pronta, di una sì eroica risoluzione. Ma è necessario che sia costante e durevole.

ARL. Costante, costantissima.

COR. Durevole, durevolissima.

GEN. B. Se così è, spogliatevi della seduzione più forte, date a me quell'oro e quell'argento che custodite.

ARL. St'oro? (pateticamente)

COR. Questo danaro? (pateticamente)

GEN. B. Se voi non lo rinunziate, vi resterà sempre vicino il pericolo e la seduzione.

ARL. Cossa distu, Corallina?

COR. Perché dobbiamo noi privarci di questo danaro? (al Genio Buono)

GEN. B. Finora viveste bene, non ne aveste finora bisogno alcuno: a che volete voi conservarlo?

COR. Abbiamo vivuto, è vero, ma con parsimonia e fatica. Se potessimo vivere un poco meglio?

ARL. Sempre pan, sempre latte! Qualche gotto de vin, qualche piatto de maccaroni.

GEN. B. Non vi lasciate ingannare dall'avidità, dalla cupidigia.

ARL. (No vorria che sto sior, co sta pulizia, ne fasse la carità de torne sti bezzi, per gòderli elo). (piano a Corallina)

COR. (Per me non glieli do certamente). (ad Arlecchino)

ARL. (Gnanca mi seguro). (a Corallina)

GEN. B. Ebbene, che risolvete?

COR. Signore, tutto va bene. Resteremo qui, non correremo i pericoli di questo mondo, ma circa il danaro...

ARL. Con so bona licenza, lo volemo tegnir per nu.

GEN. B. Non so che dire. Ho risvegliato la vostra ragione; vi ho illuminato bastantemente. Vi ho veduti disposti a calcolare il prezzo della vostra tranquillità ma, ohimè! se amate l'oro e l'argento, voi conservate il seme del vizio, voi presto o tardi ricaderete nel pelago delle sregolate passioni. (sortono fiamme, sfonda, e sparisce)

 

 

 


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