Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO SECONDO

SCENA TERZA   Anzoletto veneziano, in abito alla francese, e detti.

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SCENA TERZA

 

Anzoletto veneziano, in abito alla francese, e detti.

 

ANZ. (Prende una sedia indietro, si mette a sedere da una parte della scena, tira fuori un libro e legge)

ARL. La perdoni, madama; no credeva che le signore in Franza le fusse cussì rusteghe.

PAL. Voi, a quel che vedo, non sapete distinguere la rusticità dall'impolitezza.

LA F. Di qual nazione siete, signore?

ARL. Italian, per servirla.

LA F. Di qual paese?

ARL. Romano, per obbedirla.

ANZ. (Chi diavolo xe sto martuffo che vien qua a discreditar la nostra nazion?) (mostra di leggere, ed ascolta)

ARL. E le sappia che le donne italiane no le xe cussì salvadeghe come ele.

PAL. Si usa nel vostro paese prendersi confidenza con una persona che non si conosce?

ARL. A una persona della mia sorte tutto xe lecito, tutto xe permesso.

LA F. Chi siete voi? Qualche principe?

ARL. No prencipe, ma cavalier. El cavalier Batocchio ai so riveriti comandi.

ANZ. (El dise che el xe romano, ma al linguaggio el me par venezian). (come sopra)

 

 

 


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