Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA   Monsieur Crayon, Anzoletto ed Arlecchino

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SCENA QUINTA

 

Monsieur Crayon, Anzoletto ed Arlecchino

 

ARL. Come? No capisso gnente. La se spiega meggio. (vuol seguitarla)

CRAY. Fermatevi, signore, e se ancor non capite, e se volete una spiegazione più chiara, ve la darò io.

ARL. La me farà grazia.

CRAY. Voi siete italiano. Nel vostro paese non vi è forse quella delicatezza.

ANZ. Con so licenza, signor. La me permetta ch'intra anca mi in sto discorso. Per quel che vedo, ela no conosce l'Italia. Son italian anca mi, e son in stato de informarla del mio paese.

ARL. Italian? (ad Anzoletto, con allegria)

ANZ. Sior sì, italian. (ad Arlecchino, con serietà)

ARL. De che paese? (come sopra)

ANZ. Venezian, patron. (come sopra)

ARL. E mi bergamasco. Patria, patria cara patria. (come sopra)

ANZ. Sior patria caro, adessadesso se parleremo. (ad Arlecchino) Crédela, patron, che in Italia no ghe sia zente de spirito, e che no se cognossa la politezza, la civiltà, e la bona maniera de conversar?

ARL. Crédela ste bestialità? Semo zente de spirito, e ghe faremo toccar con man che no la sa quel che la se diga.

CRAY. La maniera vostra di parlare è così villana... (ad Arlecchino)

ANZ. No la gh'abbada, signor, la me responda a mi.

CRAY. A voi, che siete più ragionevole, dirò ch'io non ho mai veduto l'Italia, ch'io la conosco per relazione dei viaggiatori che hanno scritto sul vostro paese, e che tutti i libri che qui si leggono di tal natura, ne parlano con poco avvantaggio.

ANZ. Sior sì, xe vero. Tutti sti libri li ho letti anca mi. Libri francesi, scritti da viaggiatori francesi, che portando per tutto l'amor della patria e la prevenzion, accresce i difetti delle nazion forastiere, diminuisce el merito che le distingue, mette tutto in ridicolo, e una falsa idea delle cosse, per adular se medesimi e farse un merito coi so patrioti. Nualtri all'incontro no femo cussì. Stimemo tutti, anca più del bisogno; scrivemo con avvantaggio delle nazion forastiere, conoscemo i difetti senza criticarli, e se femo un pregio de respettar tutto el mondo.

CRAY. I vostri libri io non li conosco.

ANZ. Perché in Franza no se leze altro che libri francesi, e no se crede che ghe sia zente che scriva fora de qua.

ARL. Vederè, vederè, patron, quando che mi scriverò: aspettè che impara a scriver, e po vederè el libro che stamperò dei mi viazi.

CRAY. Signore, io ho tutta la stima per voi. Vedo che siete uomo di spirito, e crederò tutto quel che mi dite. Ma non potrò mai formare buona opinione del vostro paese, quando vedrò degl'italiani del carattere di questo signore. (accenna Arlecchino saluta e parte)

 

 

 


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