Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO SECONDO

SCENA QUINDICESIMA   Monsieur Le Marepica, vecchio uffiziale gottoso, sostenuto da due Soldati; e detti.

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SCENA QUINDICESIMA

 

Monsieur Le Marepica, vecchio uffiziale gottoso, sostenuto da due Soldati; e detti.

 

MAREP. Piano, piano, bestie non mi storpiate.

ARL. (Oh bello sto sior! nol se pol mover e el gh'ha voggia de vegnir al ballo). (al Barone)

BAR. Questi è un vecchio uffiziale, valoroso egualmente nelle imprese di Marte, che in quelle di Venere.

ARL. Diseme, caro sior, xelo stà Marte, o xela stada Venere, che l'ha struppià? (a monsieur le Baron)

BAR. Credo vi sia dell'uno e dell'altro.

MAREP. Ehi! piano. Animalacci! datemi da sedere. (un Soldato va a prendere una sedia, l'altro lo sostiene: gli portano la sedia, e siede. Soldati partono)

ARL. (Scherza con monsieur le Baron e mademoiselle Lolotte a proposito dell'uffiziale)

MAREP. Ebbene? che si fa? Non si comincia a ballare? (forte)

BAR. Non vi è ancora gente abbastanza. (a monsieur le Marepica)

MAREP. Oh monsieur le Baron, siete voi? Vi saluto.

BAR. Riverisco il signor Marchese. Come sta di salute?

MAREP. Bene, perfettamente bene. Se la gotta non mi tormentasse, non la cederei a un giovane di vent'anni. Chi è quel signore? (verso Arlecchino)

ARL. Forastier per servirla.

MAREP. Di che nazione?

ARL. Italian per obbedirla.

MAREP. Viva l'Italia! Bel paese, buon vivere e belle donne! Ci ho fatto quattro campagne. Sono stato all'assedio di Milano, all'assedio di Pizzighettone, alla battaglia di Campo Santo, a quella di Parma, ho combattuto come un diavolo, e ho fatto l'amor come un disperato. Ahi! (la forza del discorso lo fa alzare, ma si sente dolere, e torna a sedere)

ARL. Viva el sior offizial.

MAREP. Signor italiano, di che paese siete?

ARL. Delle vallade de Bergamo.

MAREP. Bergamo? Ho veduto Bergamo. Sono stato a Bergamo. Stava nei borghi, faceva all'amore in città. Faceva una vita da bestia; su e giù di notte e di giorno; freddi, ghiacci, sole. È dove mi ho guadagnata la gotta. Oh, chi è questa bella ragazza? (volgendosi e scoprendo Lolotte)

BAR. È una giovane ch'è venuta per divertirsi.

LOL. Mia madre è qui di fuori che passeggia pel bosco.

MAREP. Sì, madre, madre! Voi altre fanciulle che andate al ballo, avete padre e madre quando volete.

LOL. , come parlate? Voi non mi conoscete. (sdegnata)

MAREP. Siete in collera? Venite qui, facciamo la pace. Non volete venir da me? Verrò io da voi. (si alza con pena)

LOL. (Si ritira. Il Marchese zoppicando vuol accostarsi e non può)

MAREP. Ehi, soldati; dove sono? I bricconi sono andati via. Amici, sostenetemi, non posso più. (al Barone e ad Arlecchino)

BAR. Eccomi, signor Marchese. (gli un braccio)

ARL. Se la comanda, son qua. (lo sostiene)

MAREP. Non mi toccate. (Si appoggia sopra una spalla di Arlecchino e si attacca dall'altra parte al braccio del Barone, poi zoppicando corre verso Lolotte)

ARL. La se comoda pur, senza suggizion.

MAREP. Vediamo un poco, se si può vincere questa bellezza tiranna. (zoppicando verso Lolotte. Ella si ritira, ed egli tenendosi come sopra, le corre dietro) Ahi! voi mi volete veder rovinato. (a Lolotte) Perché fuggite da me? Di che avete paura? Sono un galantuomo, un uffizial d'onore, non son capace di farvi un'impolitezza.

BAR. Via, madamigella; siate un poco men fiera.

ARL. Cossa gh'ala paura! no la vede in che stato ch'el xe! (a Lolotte)

LOL. Eh bene! Eccomi qui! Cosa volete da me? (accostandosi al Marchese)

MAREP. Niente altro che vedervi e ammirarvi. I vostri occhi m'incantano. La vostra bellezza mi anima, e mi rende vigoroso e robusto. Vicino a voi non sento più l'infermità della gotta. (Si stacca dai due, e si sostiene solo)

ARL. Animo, da bravo, coraggio.

MAREP. Sì, bella giovane. La forza della vostra bellezza... (si sforza di accostarsi) Ahi! aiutatemi, aiutatemi per carità. (a Lolotte)

ARL. Forti! ch'el coraggio no manca.

LOL. Se non potete stare in piedi, sedete.

MAREP. Un momento solo. Datemi mano, vi prego. (a Lolotte, traballando)

ARL. Animo, sior uffizial, da bravo.

LOL. (Mi fa ridere). (da sé) Ecco la mano. (gli mano)

MAREP. Ah questa mano mi consola, m'invigorisce. (fa il bravo ed il forte) Ahi! (si appoggia e si attacca ad un braccio di Lolotte)

LOL. Mi maraviglio di voi. Io non sono fatta per sostenervi. (si scosta, e lo lascia senza sostegno, e parte)

MAREP. Aiuto, aiuto, tenetemi. (al Barone che l'aiuta)

ARL. (Ridendo, e contrafacendo il Marchese) Coraggio forte, robusto, la bellezza mi vigore.

MAREP. Come? Che ardire? Che temerità? Corpo di satanasso! Si burla, si beffa un uffiziale della mia sorte! Elà, soldati; presto, le mie pistole; vi spaccherò il cuore, vi farò sbalzar le cervella. (infuriato all'eccesso. Arlecchino ha paura. In questo)

 

 

 


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