Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO TERZO

SCENA OTTAVA   Betzi e la suddetta.

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SCENA OTTAVA

 

Betzi e la suddetta.

 

BET. Signora, avete voi bisogno di qualche cura?

COR. Chi siete voi, quella giovane?

BET. Sono la padrona della bottega. Mi ha detto il garzone che voi non istate bene. Mi sono spicciata di un affare importante, e sono qui a vedere, se posso in qualche cosa servirvi.

COR. Vi ringrazio della vostra attenzione. Ho avuto un picciolo incomodo, ma non è niente.

BET. Me ne consolo infinitamente. Di che paese siete, signora?

COR. Sono italiana.

BET. È molto tempo che siete in Londra?

COR. Pochissimo.

BET. Vi piace questo nostro paese?

COR. Non lo conosco, perché sono appena arrivata.

BET. Se è lecito, signora, siete venuta qui per affari?

COR. No, ci sono venuta unicamente per divertirmi.

BET. Non sarete venuta sola.

COR. No certamente.

BET. Avrete in Londra delle conoscenze.

COR. Non ne ho, ma spero di farne.

BET. Scusatemi, se troppo m'inoltro. Di qual genere di conoscenze vorreste fare?

COR. Delle conoscenze oneste e civili.

BET. Questo è quello che promette il vostro aspetto e la vostra maniera, e pensando come pensate, io posso contribuire a rendervi il soggiorno un poco più dilettevole.

COR. Oh sì, fatemi conoscere qualcheduno. (con allegria)

BET. Siete voi maritata, o da maritare?

COR. Che cosa importa ch'io sia maritata o non maritata?

BET. Scusatemi importa moltissimo. Se siete da maritare, e che vogliate far qualche conoscenza per accasarvi, io mi presterò volentieri a procurarvi qualche buona occasione. Ma se foste mai maritata, né a voi sarebbe lecito di venire in un pubblico caffè a far delle conoscenze, né io dal canto mio avrei la bassezza di contribuirvi.

COR. Vi dirò. Per parlarvi sinceramente... (in questo entra un Servitore e chiama Betzi)

BET. Con permissione. Quel servitore vuol qualche cosa dalla mia bottega. Vado a sentir cosa vuole, e torno immediatamente da voi. (Betzi si accosta al Servitore che le del denaro. Ella va a prendere una bottiglia e gliela ; il Servitore colla bottiglia parte. Intanto Corallina dice)

COR. Lo so che non è lecito ad una giovane maritata il far delle conoscenze, ma perché sarà lecito ad un marito? Questa è una legge ingiusta. Eppure bisognerà uniformarsi. Ma la vendetta ch'io voglio fare di mio marito? E la lezione ch'io voglio darci, acciò non mi faccia più soffrire la gelosia? Zitto, mi viene un pensiere a proposito. Non è necessario ch'io dica di essere maritata. Se passo per fanciulla, mi è permesso di far qualche conoscenza col pretesto di volermi accasare. La cosa non dee andar in lungo. Mi basta poter tormentar Arlecchino, e poi la conoscenza si manda a spasso... Non vorrei per altro... Eh niente, niente, non vi è paura di niente.

BET. E così, signora? Torno a dirvi ch'io non facilito le conoscenze alle giovani maritate.

COR. Ma chi vi ha detto ch'io sia maritata?

BET. Lo siete o non lo siete?

COR. Non lo sono.

BET. Siete dunque fanciulla?

COR. Fanciullissima.

BET. Vorreste voi maritarvi?

COR. Perché no?

BET. Chi avete con voi? chi vi ha condotta? chi vi custodisce?

COR. Una persona.

BET. Una persona? Maschio o femmina?

COR. Maschio, maschio.

BET. Maschio, maschio! Signora mia, scusatemi, io non ho l'onor di conoscervi. Questo maschio che vi custodisce, è qualche vostro parente?

COR. Oh sì, mio parente.

BET. Parente vero, o parente supposto?

COR. Ma voi mi fareste venir la rabbia. Chi credete ch'io sia? Sono una giovane onesta e civile, e questo mio parente, è parente, e non ci sono né supposti, né cabale, né raggiri. (alterata)

BET. Vi domando mille volte perdono. Scusate la mia delicatezza, e prendetela in buona parte. Se siete quella che dite e quale l'aspetto vostro mi fa creder che siate, avrei un'ottima congiuntura da offrirvi.

COR. Sì, sì, animo, animo, procuratemi questa buona occasione.

BET. Un cavaliere italiano mi si è raccomandato perch'io gli faccia far qualche conoscenza.

COR. Un cavalier italiano? (Sarebbe mai quel briccone di Arlecchino?) (da sé) Lo conoscete questo cavaliere italiano?

BET. No, non lo conosco, ma voi che siete della stessa nazione, lo conoscerete più facilmente.

COR. Ditemi... per qual ragione vuol egli far questa conoscenza?

BET. Perché ha intenzione di ammogliarsi.

COR. Di ammogliarsi?

BET. Sì, certo; in altra maniera non mi sarei esibita di secondarlo.

COR. (Quand'è così, non è dunque Arlecchino). (da sé)

BET. Per quel che mi ha detto, dovrebbe capitare a momenti.

COR. L'aspetterò, se volete.

BET. Sì, a vostro comodo, e se non vi piace di restar qui ad aspettarlo, potrete entrar in quello stanzino, dove starete con più libertà.

COR. Volentieri; mandatemi del caffè, e quando viene questo signore, avvisatemi.

BET. Sì, gli parlerò, e poi vi farò chiamare.

COR. Vi sarò infinitamente obbligata. Sono una giovane generosa; non mi manca il modo di ricompensarvi, e sarete contenta di me. (Lascia fare, Arlecchino; se questo forastiere mi nel genio, ti voglio tormentar come va). (da sé; entra in uno stanzino)

 

 

 


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