Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO TERZO

SCENA DECIMA   Arlecchino vestito all'inglese, e detta.

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SCENA DECIMA

 

Arlecchino vestito all'inglese, e detta.

 

ARL. (Affettando la caricatura inglese)

BET. Via, via, signore, non affettate di caricare i ridicoli di questa nazione. Delle caricature se ne trovano per tutto il mondo.

ARL. Me studio de imitar la maniera inglese per piaser a qualche donna inglese.

BET. Potete dispensarvene presentemente, poiché ho da proporvi la conoscenza di una signora italiana.

ARL. Italiana? Sì ben, son contento. Con una patriota farò manco fadiga a far conoscenza; ma xela bella, graziosa, zentil?

BET. Ella ha tutte le amabili qualità.

ARL. Ela maridada, o putta?

BET. Mi maraviglio che mi facciate questa interrogazione. Sapete ch'io non m'interesso per le persone maritate. Ella è libera, come voi lo siete, ed ha come voi la medesima intenzione di maritarsi.

ARL. (Se la xe libera come mi, no la gh'averà intenzion de sposarme). (da sé) E cussì? Dove xela? Quando se làssela véder?

BET. Ella è in quello stanzino.

ARL. Andarò donca a trovarla.

BET. No, no, signore. Un poco di modestia e di convenienza. La farò venir qui. Aspettatela, e non l'abbordate con troppa vivacità. Con le donne non si dee mostrare né troppa passione, né troppa curiosità. State in contegno. Esaminatela di lontano, e poi accostatevi con civiltà. Scusatemi s'io vi do quegl'insegnamenti che mi paiono necessari.

ARL. Va benissimo, ghe son obligà, ma cara ela, la la fazza vegnir.

BET. Vado, e torno con lei. (entra nel camerino)

 

 

 


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