Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO QUARTO

SCENA PRIMA   Piazza in Tripoli di Barbaria con veduta in prospetto della Moschea con porta chiusa nel mezzo, che poi si apre. Due Guardie turche, una di qua, una di là della porta della Moschea.   Il Genio Cattivo travestito ed Arlecchino col suo abito naturale.

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ATTO QUARTO

 

 

SCENA PRIMA

 

Piazza in Tripoli di Barbaria con veduta in prospetto della Moschea con porta chiusa nel mezzo, che poi si apre. Due Guardie turche, una di qua, una di della porta della Moschea.

 

Il Genio Cattivo travestito ed Arlecchino col suo abito naturale.

 

ARL. Dove semio, sior mercante? Che zente xe quella con quelle sàbole e quei turbanti?

GEN. C. Noi siamo in Tripoli di Barbaria.

ARL. Barbaria? M'avè menà in Barbaria? (con timore)

GEN. C. Qual apprensione vi reca questo nome di Barbaria? Credete che siano barbari i popoli di questa nazione? V'ingannate. Così si chiama questa parte dell'Affrica che contiene più regni; però si rispetta qui pure l'umanità e la giustizia.

ARL. Andemo via che quei mustacchi me fa paura.

GEN. C. Perché volete partirtosto? Perché volete privarvi del bel piacere di vedere il mondo, di esaminar nuovi popoli, di apprendere delle nuove leggi, di conoscere dei novelli costumi? Non avete desiderato voi stesso di veder l'Affrica e l'Asia? Non mi avete pregato a Londra di accompagnarvi? Non mi avete voi condotto per aria in virtù del vostro magico anello?

ARL. Xe vero. Desperà d'aver perso la mia cara muggier, no saveva a qual partio abbandonarme. El cuor me diseva: torna a Bergamo, torna alle to vallade, torna alla to capanna, e za era per tornar. vegnù vu, m'avè conseggià a seguitar a viazar! M'ho lassà persuader, ma ve zuro che son pentio.

GEN. C. (Tardo è il tuo pentimento. Imparerai, o sciocco, a credere al Cattivo Genio che sotto questi abiti non riconosci). (da sé)

ARL. Ma come che semo vegnui, poderessimo andar; presto fazzo a voltar l'anello.

GEN. C. Caro amico, se avete la facoltà di partire quando volete, di che avete paura? Perché non profittate dell'occasione di divertirvi? Ah se vedeste le donne di Barbaria! se vedeste qual grazia, qual beltà regna in questa nazione! Voi col favore di questo anello potete penetrare nei bagni, nei serragli, nelle moschee, da per tutto. Potete voi solo vedere a faccia scoperta quelle bellezze che si tengono qui con tanta gelosia custodite.

ARL. Cospetto de mi! ghe xe delle belle donne? Le posso veder liberamente? Posso intrar in ti bagni, in ti serraggi, in te le moschee?

GEN. C. Così è; questa fortuna è sol per voi riservata.

ARL. Co l'è cussì, no vago via per adesso.

GEN. C. Vi consiglio di profittare dell'occasione.

ARL. E se m'arriva qualche accidente? Se i me trova, se i me scoverze?

GEN. C. Se vi trovano, se vi scoprono...

ARL. Gnente paura. Volto l'anello, e chi s'ha visto, s'ha visto.

GEN. C. Così è, l'anello potrà salvarvi. (Ma non lo possederai lungamente). (da sé)

ARL. Oh caro anello! oh caro spirito! oh che bella cossa!

GEN. C. Veramente è una cosa rara.

ARL. Cossa diseu? Nol darave per centomila milioni.

GEN. C. Come mai può rinchiudersi in un piccolo anello una virtùpossente?

ARL. Mi nol so gnanca mi.

GEN. C. Lasciate un po' vedere per curiosità.

ARL. Oh sior no, sior no. No me lo cavo dal deo.

GEN. C. Non pretendo che lo caviate. Mi basta vederlo nel vostro dito.

ARL. Tolè, vardèlo; ma no sperè de cavarmelo dalle man.

GEN. C. Bellissima questa pietra. (tocca l'anello, e subito si spezza e cade per terra e sparisce)

ARL. El mio anello?

GEN. C. Eccolo, eccolo. Non v'inquietate. (finge di levarlo di terra e gliene un altro simile)

ARL. Caro el mio caro anello! no lo lasso più véder, né toccar da nissun. (se lo mette al dito)

GEN. C. (Compito è il disegno. La sua perdita è certa. Il suo cattivo genio trionfa). (da sé)

ARL. Chi xe quella zente? (verso la scena)

GEN. C. Oggi è giorno di solennità fra la gente turca. Le donne, scortate dagli eunuchi neri, vanno alla Moschea principale.

ARL. Oh quante donne! Ma le xe coverte.

GEN. C. Questo è l'uso della nazione.

ARL. Se scoverzirale?

GEN. C. Si scopriranno nella Moschea.

ARL. Volterò l'anello e anderò invisibile in te la Moschea.

GEN. C. È vero, lo potreste fare, ma non vi consiglio. Quantunque invisibile, non sarete meno palpabile, e in un luogo dove vi sarà molta gente, potreste cagionar dei disordini.

ARL. Come oggio donca da far? Moro da voggia de veder ste bellezze de Barbaria.

GEN. C. Il colore del vostro viso potrebbe farvi passar per un nero, e potreste entrare liberamente.

ARL. Ma co sto abito...

GEN. C. È vero; l'abito vi potrebbe tradire, vi ho pensato. Venite meco. Vi condurrò da un mercante di schiavi che io conosco. Comprerete un abito ed entrerete col seguito degli eunuchi.

ARL. Bravo, andemo subito: e se nasce qualcossa, volto l'anello, e bona notte patroni. (parte)

GEN. C. L'anello è inutile, e tu sarai la vittima della tua inclinazione. (parte)

 

 

 


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