Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO QUARTO

SCENA TERZA   Entrati tutti, si chiudono le porte e cambia subito la sinfonia della marcia in un'altra sinfonia pił dolce, al suono della quale discende una nuvola a terra, sparisce e vedesi   Corallina seduta ed addormentata sopra un sedile laterale di pietra.

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SCENA TERZA

 

Entrati tutti, si chiudono le porte e cambia subito la sinfonia della marcia in un'altra sinfonia più dolce, al suono della quale discende una nuvola a terra, sparisce e vedesi

 

Corallina seduta ed addormentata sopra un sedile laterale di pietra.

 

COR. (Destandosi a poco a poco) Dove sono? dove mi trovo? Vedo due guardie turche. Sarebbe questa per avventura la città di Tripoli? Non ardisco di domandarlo, poiché quelle figure mi mettono in apprensione. Ma credo certamente di essere in Tripoli. Mi ricordo che in Londra stanca, affaticata e disperata di aver perduto il mio caro marito, mi addormentai. Mi ricordo che in sogno mi comparve un giovinetto, e mi disse: «Va in Tripoli, se vuoi esser contenta». So certo, e non m'inganno sicuramente, che risvegliatami mi parve il sogno stravagantissimo, che lo presi per una illusione, e che lontana dal voler passare in Turchia, mi raccomandai al cielo di cuore per ritrovare il mio caro, il mio adorato Arlecchino. Ma mi pare se non m'inganno, di essermi addormentata di nuovo con questo pensiere, e parmi di aver novamente sognato ed avermi sentito dire: «Se sei pentita, il cielo ti aiuterà; tuo marito è in Tripoli, va in Tripoli e lo ritroverai». Non so se svegliata o dormendo, parmi di aver voltato l'anello... Sì, eccolo ancor voltato. L'ho fatto dunque, o dormendo o vegliando, ed il pensiere che ha accompagnato l'azione, mi ha quivi condotta. Sono in Tripoli sicuramente. Ma qual ragione ho io di sperare di qui ritrovare Arlecchino? Qual avventura potria qui averlo condotto? Ah che il cuor mi ha tradito! Ho preso un'illusione per un consiglio, e trovomi sempre più lontana dal mio Arlecchino e dalla speranza di ritrovarlo. Che farò io qui, poverina, sola, abbandonata, in terra de' Turchi, esposta ai pericoli ed agl'insulti? E che! Mi scordo io del poter dell'anello? Non posso io voltarlo ed andar altrove? Sì, sì, voltiamolo e andiamo... Ma dove? dove? A Bergamo, all'antica mia abitazione, a rinvenire la pace, la quiete che ho abbandonata. Ma qual pace poss'io sperar senza mio marito? Mi saranno quei luoghi più orribili, più dolorosi. Ma qui non posso, qui non deggio restare. Sì, ecco un partito disperato, ma opportuno al mio caso. Voltisi l'anello, e che mi porti lo spirito in una selva disabitata dove finisca i miei giorni, piangendo la perdita del mio caro marito, dove pagar io possa la pena della mia debolezza passata e della mia cattiva condotta. Animo, coraggio, andiamo... Ma se qui fosse Arlecchino? Se qui si trovasse il mio caro marito? Oh cieli! son fuor di me. Non so a qual partito appigliarmi.

 

 

 


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