Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO QUARTO

SCENA UNDICESIMA   Pantalone dalla medesima porta laterale, e detti.

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SCENA UNDICESIMA

 

Pantalone dalla medesima porta laterale, e detti.

 

PANT. Sior Cadì, ghe domando scusa, se me togo la libertà de intrar.

CADÌ Ad un uomo come voi, non è impedito l'ingresso.

PANT. Son qua a pregarla de metter in libertà sta povera donna. So chi la xe, ho conossudo a Bergamo la so fameggia; la m'ha contà i so accidenti, e la merita compassion. No parlo de so mario; el xe un ignorante, el xe un sciocco. Quel che l'ha fatto, son seguro che nol l'ha fatto né per disprezzo del liogo dove che el s'ha introdotto, né con anemo de far del mal ma ciò non ostante l'ha fallà, el merita de esser castigà, e lo abbandono alla so giustizia e alla so pietà. Ghe domando la donna. La xe innocente. La xe protetta da mi, la xe nata sotto i auspici del mio glorioso Lion. Se la me la , la farà un atto de giustizia, la me farà una finezza a mi, e la farà cossa grata a tutta la mia nazion.

CADÌ Rispetto la vostra illustre nazione, ho tutta la stima per voi, desidero compiacervi, ma non posso farlo senza un ordine superiore. Per darvi un segno della mia amicizia, monto le scale in questo momento, vado a parlare per voi. Sarò io l'avvocato della vostra protetta, e saprete in brevi momenti la decisione del nostro Bey, che presiede al governo di questi stati.

PANT. La ringrazio, la prego, me raccomando.

CADÌ Resti qui la donna ben custodita, e conducete colui nella torre. (alle Guardie, e parte)

 

 

 


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