Carlo Goldoni
Il genio buono e il genio cattivo

ATTO QUARTO

SCENA DODICESIMA   Pantalone, Corallina, Arlecchino, Ministri e Guardie.

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SCENA DODICESIMA

 

Pantalone, Corallina, Arlecchino, Ministri e Guardie.

 

COR. Vi ringrazio, signor Pantalone, della vostra bontà, ma non isperate ch'io di qui parta senza il mio caro marito.

PANT. Mi no so cossa dir...

ARL. No, Corallina, no te ustinar per mi. Son mi la causa de tutto. No merito la to compassion.

COR. Ma come sei in questo stato? Dimmi... l'anello... non ti ha servito l'anello?

ARL. Nol val più gnente. L'ho voltà cento volte; el diavolo xe tornà a casa soa.

COR. (Se potessi aiutarlo col mio!) (da sé) Dammi la mano. (vuol prendere Arlecchino per mano, le Guardie l'impediscono) Perché non volete ch'io tocchi la mano a mio marito? (le Guardie non vogliono)

PANT. Via, permettèghe almanco sta piccola consolazion. (alle Guardie le quali ricusano, e trascinano a forza Arlecchino verso la scalinata per condurlo nella torre)

COR. Voglio seguitarlo ancor io. (in atto di seguirlo)

PANT. Fermève. (arrestandola)

COR. Invano mi trattenete. Sappiate che, s'io volessi, potrei in un momento partire e liberarmi da ogni pericolo.

PANT. Lo so; m'avè dito che gh'avè un anello...

COR. Ma no, amo meglio morire con mio marito che vivere senza di lui. (le Guardie strascinando a forza Arlecchino sulla scalinata, arrivano alla porta della torre e l'aprono per metterlo dentro. Corallina monta anch'essa la scalinata)

PANT. Torna el Cadì. Guardie, fermève, e sentimo l'ordine del Bey. (forte alle Guardie)

 

 

 


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