Carlo Goldoni
L'erede fortunata

L’AUTORE A CHI LEGGE

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L’AUTORE A CHI LEGGE

 

Nelle Opere lunghe è quasi impossibile che non accadano dei disordini, che qualche volta rallentino la sollecitazione alla stampa, o per qualche pentimento dell’Autore, o per qualche obietto non preveduto; che però se i miei Associati, in numero di mille settecento cinquanta, non veggonsi comparire le Commedie mie colla velocità nel Manifesto promessa, sono pregati a riflettere che tutte le associazioni voluminose sono a tal destino soggette, e non vi è Opera in più Tomi distribuita, che rigorosamente corrisponda al progetto.

Non è da credersi che ciò derivi né dalla volontà dell’Autore, né dalla negligenza degli Editori, poiché e l’uno e gli altri trovando il loro vantaggio nella Edizione, nulla più desiderano che dar piacere all’universale, accelerare il proprio interesse, e terminare un’impresa per dar principio ad un’altra. Le cagioni del ritardamento esser possono molte, e moltissime ne ho io incontrate, alcune delle quali tacer io deggio, contentandomi solamente di porre in vista la correzione ad alcune Commedie laboriosissima, per cui mancavami talora il tempo a causa degl’impegni miei a tutto il Mondo palesi. Le discrete querele che da non pochi per cotal ritardo si formano, siccome da veruno interesse non possono esser prodotte, non avendo io per onesto fine richiesta anticipazione veruna, derivano certamente da un affetto che concepito hanno per l’Opere mie, da qualche stima che fanno di esse, e dal desiderio di leggerle prestamente; questo è quello che maggiormente mi onora, e qualunque volta io senta per cotal causa lagnarsi alcuno, questi (dico fra me medesimo) mi ama davvero, e le Commedie mie gli son care.

Rendo le più umili grazie alla benignità de’ miei Protettori, de’ miei Amici; pregoli non imputar il difetto all’Editore puntuale ed onesto; prendo sopra di me la colpa della dilazione: e poiché ora mi trovo un poco più sollevato dalle affannose teatrali faccende, potrò in avvenire supplire con maggior sollecitudine alla mia Edizione, della quale siamo ora felicemente arrivati al termine del Tomo sesto.

Questo doveva compirsi colla Commedia che ha per titolo Don Giovanni Tenorio, o sia il Dissoluto, ma essendo essa in versi, e dovendosi metter mano con qualche maggior fatica, per non sospendere più lungamente la di questo Tomo, darolla in quello che segue, e in luogo suo sostituisco l’Erede Fortunata, una delle dodici stampate prima da me in Venezia, cioè la quarta del Tomo terzo.

Che se alcuni personaggi di questa Commedia nella presente Edizione parlano in Toscano, e non Veneziano, ciò s’è fatto per compiacere alcuni che l’hanno desiderato.


 

 

 

Personaggi

 

 

Pancrazio Aretusi, mercante veneziano;

Ottavio suo figlio;

Beatrice sua figlia, moglie di

Lelio;

Rosaura figlia del fu Petronio Balanzoni;

Il dottor Balanzoni zio di Rosaura;

Florindo nipote per via di sorella del Dottor Balanzoni;

Trastullo servo del Dottore e di Florindo;

Arlecchino servo di Ottavio;

Fiammetta serva di Rosaura e di Beatrice;

Notaro;

Titta servitore di Pancrazio.

 

La Scena si rappresenta in Venezia.



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