Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO PRIMO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Beatrice che osserva, e detti.

 

LEL. Tolga il cielo che io vi lasci in braccio alla disperazione.

ROS. Almeno non palesate a veruno questa mia debolezza.

LEL. Non temete, sarò segreto.

ROS. Mi tradirete.

LEL. Ve lo giuro sull’onor mio.

BEAT. Non temete, signora Rosaura. Il signor Lelio vi sarà fedele, io pure ve ne assicuro.

ROS. (Mancava quest’importuna, per accrescere la mia confusione!) (da sé)

LEL. (Eccomi in un altro imbarazzo!) (da sé)

BEAT. Non vi smarrite. Non abbiate soggezione di me. Impiegherò, se volete, anco i miei uffizi presso del signor Lelio a vostro favore. (con ironia)

ROS. (Quanto mi annoia con questo sciocco discorso). (da sé) Signora, male mi conoscete; potrei disingannarvi, ma non mi curo di farlo. L’onor mio non ha bisogno di altre giustificazioni. Vi dirò solo che, chi mal opra, mal pensa. (parte)

 

 

 


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