Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO PRIMO

SCENA DICIANNOVESIMA

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SCENA DICIANNOVESIMA

 

Beatrice e Lelio

 

BEAT. Sentite l’impertinente? Ma con voi, signor consorte carissimo, siamo sempre alle medesime.

LEL. Questa volta, credetemi, v’ingannate.

BEAT. Oh, sempre m’inganno, a sentir voi. Grazie al cielo, non son cieca, ho veduto io stessa; non son sorda, ho sentito colle mie proprie orecchie.

LEL. Che avete visto? Che avete inteso?

BEAT. Abbracciamenti e parole amorose.

LEL. Vi torno a dire che v’ingannate.

BEAT. Saprò trovarvi rimedio.

LEL. Vi giuro, signora Beatrice...

BEAT. Non più giuramenti. Avete giurato abbastanza.

LEL. Rosaura è giovane troppo onesta.

BEAT. Le vostre bellezze l’hanno incantata.

LEL. Non le ho mai parlato d’amore.

BEAT. Siete un bugiardo.

LEL. Son sincero.

BEAT. Il diavolo che vi porti.

LEL. Partirò, per non perdervi il rispetto.

BEAT. Andate alla malora.

LEL. Fastidiosissima donna! Il ciel me l’ha data per mio tormento. (parte)

 

 

 


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