Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO SECONDO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Il Dottore, poi Pancrazio

 

DOTT. Quanto pagherei a veder mortificato quell’animalaccio di Pancrazio!

PANC. Già si avvicina la notte; è tempo che vada a casa a concludere questo negozio... (Ma ecco qua il signor avvocato delle cause perse). (da sé)

DOTT. (Ecco qui il signor mercante de’ fichi secchi). (da sé)

PANC. (Oh che caro Dottor senza dottrina!) (da sé)

DOTT. Servitor suo, signore sposo.

PANC. Schiavo devotissimo, signor erede.

DOTT. In grazia, perdoni la confidenza; quando si faranno queste nozze?

PANC. Oh presto, presto; ma quando si faranno, V.S. sarà avvisata. Spero che favorirà di onorarmi di venire a bere un sorbetto. (con ironia)

DOTT.signore, riceverò le sue grazie, e V.S. favorirà venir da me a bere un bicchier di vino, quando anderò al possesso dell’eredità di Petronio.

PANC. Ho paura che quel vino voglia diventare aceto.

DOTT. Ed io temo che quel sorbetto non si voglia gelare.

PANC. Se non avete altro da mangiare, volete digiunare per un pezzo.

DOTT. Oh bello il signor sposo! Siete vecchio: senectus ipsa est morbus.

PANC. Io per sposar Rosaura son troppo vecchio; ma voi per disputar meco siete ancor troppo giovane.

DOTT. Volete una sposa da par vostro? Sposate la morte.

PANC. Volete un’eredità secondo il vostro merito? Raccomandatevi alle vostre cabale.

DOTT. Io sono un avvocato che vi farà tremare.

PANC. Siete un uomo che fa paura? Potete andare in campagna a far paura agli uccelli.

DOTT. Voi siete una figura da gira arrosto.

PANC. Signor Dottore, buon a vossignoria; ella mi perdoni, ho burlato.

DOTT. Se lei ha burlato, a me non me ne importa nulla. (con caricatura)

PANC. Oh, che Dottore senza giudizio!

DOTT. Oh, che vecchio ignorante! Domani la discorreremo.

PANC. Signor sì, domani, e quando ella vuole.

DOTT. Vi farò vedere chi sono.

PANC. Tenete. (gli fa uno sgarbo, in atto di disprezzo)

DOTT. Rustica progenies nescit habere modum. (parte)

PANC. Mi dispiace che non intendo, che gli vorrei rispondere per le rime. Dottore sguaiato... Ma si fa notte: voglio andare in casa per ultimare l’affare con il mio figliuolo. Assolutamente voglio far questo matrimonio, e poi che cosa sarà? Perderemo l’eredità? Il signor dottor Balanzoni trionferà? Mi ? Chi sa! può essere anche di no. Non son tanto indietro colle scritture; non son tanto miserabile di cervello, che non sappia trovare un ripiego. Quello che più mi preme, è la vita del mio figlio. Del rimanente poi ci penseremo. (entra in casa)

 

 

 


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