Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO SECONDO

SCENA DICIANNOVESIMA

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SCENA DICIANNOVESIMA

 

Beatrice, poi Lelio

 

BEAT. Questa volta dubito di essermi veramente ingannata. Finalmente non ho veduto cosa di conseguenza. Ma quel mio marito non ha niente di giudizio... Però, per dir vero, lo tormento un po’ troppo... Non vorrei tirarlo a cimento... Se mi perde l’amore e mi abbandona?... È capace di farlo... Orsù, bisogna raddolcirlo un poco, andargli colle buone, e vedere di far la pace. Eccolo che ritorna.

LEL. Signora consorte gentilissima, abbiamo tutti due a mutar vita. Io vivrò da eremita, e voi vivrete da ritirata. Le vostre gioje e i vostri abiti più non hanno a servire a niente. Queste sono le chiavi dello scrigno e della guardaroba; ecco ch’io le ripongo in tasca, e non isperate di vederle mai più.

BEAT. Come! I miei abiti? Le mie gioje?

LEL. Voi siete gelosa di me; io sono geloso di voi. Voi temete ch’io mi renda colla cortesia troppo amabile; io temo che voi coll’abbellirvi siate troppo vezzosa.

BEAT. (Questo è un colpo mortale!) (da sé) Ma io se mi mostro di voi gelosa, lo fo perché vi voglio bene.

LEL. Ed io, perché vi amo teneramente, penso a custodirvi con tal cautela.

BEAT. Ah, voi volete vendicarvi di me.

LEL. Vendicarmi di voi? Pensate! Ho troppo rispetto pel vostro merito.

BEAT. Sapete che vi amo colla maggior tenerezza.

LEL. Effetto della vostra singolar bontà.

BEAT. Vi ho preso con tanto amore.

LEL. Beato me, per un sì pregevole acquisto.

BEAT. Di che vi potete dolere?

LEL. Di nulla. Siete adorabile.

BEAT. Conosco che parlate col fiele sulle labbra.

LEL. Anzi son per voi tutto zucchero.

BEAT. Voi mi farete dare nelle disperazioni.

LEL. E voi mi farete morire.

BEAT. Siete troppo crudele.

LEL. Anzi sono di voi pietosissimo.

BEAT. Dunque datemi almeno un’occhiata amorosa.

LEL. Ecco, vi miro colla maggior tenerezza del cuore. (con caricatura)

BEAT. Voi mi schernite.

LEL. V’ingannate.

BEAT. Datemi la mano.

LEL. Ecco la destra, e con la destra il cuore.

BEAT. Datemi...

LEL. Che cosa, idolo mio? Comandate.

BEAT. Vorrei...

LEL. Disponete, arbitrate di me.

BEAT. Le chiavi delle mie gioje.

LEL. Quando avrete giudizio, ve le darò. (parte)

BEAT. Poter di bacco! Mi burla, mi , e ho da soffrirlo? Mah! Ha trovato un segreto troppo potente per umiliarmi. Senz’abiti e senza gioje? Piuttosto senza pane, che senza simili adornamenti. Dunque che farò? È meglio umiliarsi in privato, per comparire in pubblico. Farò due carezze al marito, per andar vestita alla moda, e soffrirò anche qualche domestico dispiacere, per far figura nelle conversazioni.



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