Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

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ATTO TERZO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Strada con casa di Pancrazio.

 

Fiammetta di casa, poi Trastullo

 

FIAMM. Oh poverina me! Che sussurro, che strepito è mai in questa casa! La signora Rosaura si vuole ammazzare, il signor Pancrazio si vuole impiccare, la gelosa sbuffa, l’affettato smania; vi è il diavolo in questa casa, non si può più vivere, non si può più durare. Di tutto ciò è causa quel poco di buono di mio fratello; egli ha sedotto lo sciocco di Arlecchino; egli ha fatto introdurre il signor Florindo, egli ha precipitato questa famiglia. Ma eccolo per l’appunto.

TRAST. Oh sorella...

FIAMM. Bella cosa veramente avete fatta, signor fratello! Sarete contento; i vostri padroni vi daranno la mancia.

TRAST. Perché? Che c’è stato?

FIAMM. Che c’è stato, eh? La casa Aretusi è in rovina per causa vostra. Voi avete introdotto di nottetempo il signor Florindo. Fu sorpreso dal signor Pancrazio, ed egli ebbe la temerità di dire che la signora Rosaura, di lui invaghita, l’aveva colà invitato ad illeciti amplessi. Fortuna che il signor Ottavio ancora non l’ha saputo; ma se arriva a saperlo, poveri noi!

TRAST. Come! Il signor Florindo ha avuto l’ardire di fare un’azione così cattiva? Questi non sono stati i nostri patti. L’ho introdotto in casa per bene, e non per male; per far meglio, e non per far peggio. Ho procurato che egli parli colla signora Rosaura per disingannarsi, se ella non gli corrisponde; acciò, riconoscendo dalla medesima la sua disgrazia, lasciasse di aspirare alla morte o alla rovina del signor Pancrazio. Alla famiglia Aretusi io voglio bene; sono stato allevato da bambino dal signor Pancrazio, e me ne andai di casa sua per un capriccio di niente, e non ostante mi ha sempre fatto del bene: adesso conosco l’errore che ho fatto, benché senza malizia; me ne pento con tutto il cuore, e spero che il cielo mi darà il contento di rimediare agli errori della mia ignoranza collo studio della mia sagacità. (parte)

 

 

 


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