Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO TERZO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Il dottore, poi Trastullo

 

DOTT. Io non dormo la notte, pensando al testamento di mio fratello. Son anni che si aspetta questa sua eredità. Non già che io gli augurassi la morte; ma era poco sano, doveva morire, e Rosaura doveva essere l’erede. Rosaura doveva sposar mio nipote, ed io dovevo essere il tutore, il curatore e l’amministratore della pupilla e dell’eredità. Poh! avrei fatto il buon negozio! Pancrazio mi ha rovinato. Ma per bacco baccone, non ha d’andar così la faccenda. Se il disegno di Trastullo non avrà buon effetto, troverò io il bandolo per venire a capo di tutto.

TRAST. (Ecco il signor Dottore... Adesso è il tempo di piantar la carota). (da sé)

DOTT. Io che ho saputo inventar tante cose per aiuto degli altri, non saprò farlo per me? Oh, se lo saprò fare!

TRAST. Signor padrone, appunto io andava cercando di vossignoria.

DOTT. Buone nuove?

TRAST. Cattive.

DOTT. Già me l’immaginavo. Farò io, farò io.

TRAST. Prima di fare, bisogna pensarvi.

DOTT. Eh, chiacchiere! Mio nipote ha parlato colla signora Rosaura?

TRAST. Le ha parlato.

DOTT. Dice non volerlo?

TRAST. Circa a questo, è un pasticcio che va poco bene; ma v’è di peggio.

DOTT. Che cosa v’è?

TRAST. La ragione Aretusi e Balanzoni è sul momento di dover fallire.

DOTT. Oh, diavolo! Come lo sai?

TRAST. Conosc’ella il signor Pandolfo Ragusi?

DOTT. Lo conosco, è un mercante di credito.

TRAST. Il suo complimentario è un mio grand’amico e padrone da tant’anni, che ci siamo conosciuti da bambini. Egli mi ha confidato con segretezza, che da più lettere viene avvisato il suo principale del fallimento di questa ragione. Onde è andato in questo momento a trovare un donzello, per far bollare e sequestrare al signor Pancrazio per un credito di diecimila ducati.

DOTT. Povero me! Questa è la mia rovina! Ma mi pare impossibile come mai una ragione così forte può essere precipitata da un momento all’altro! Trastullo, non sarà vero.

TRAST. Senta, ho dubitato ancor io: questo fatto mi dispiacerebbe infinitamente, non già a riguardo del signor Pancrazio, ma di vossignoria... Sa che cosa ho fatto? Sono andato alla posta, ho domandato se vi erano lettere dirette alla ragione Aretusi e Balanzoni; ve n’erano tre; i ministri della posta mi conoscono, e sanno che sono servitore de’ parenti; sanno ancora che sono un galantuomo, onde mi hanno dato le lettere, e le ho qui meco.

DOTT. Che cosa pensi di fare di quelle lettere?

TRAST. Mi era quasi venuta la tentazione di aprirle e di leggerle, per venire in chiaro della verità. Ma ho poi pensato che a me non conviene; che però le porto al signor Pancrazio, e da lui sentiremo...

DOTT. Ma Pancrazio potrebbe occultarle; lasciale vedere a me.

TRAST. Vuol ella forse aprirle?

DOTT. Sì, può essere che si scopra ogni cosa.

TRAST. Non vorrei poi...

DOTT. Che temi? Leggiamole, e poi gliele daremo.

TRAST. Se ne avvederà, che saranno state aperte.

DOTT. Proviamo se si possono aprire con cautela.

TRAST. Non saprei; vossignoria è il mio padrone: quel che ho fatto, l’ho fatto unicamente per vossignoria; queste son tre lettere, faccia quel che vuole. (gli tre lettere)

DOTT. Trastullo, vedo che hai dell’amor per me; ti sono obbligato. Osserva con che facilità ho aperta la prima! (apre una lettera)

TRAST. (Lo credo ancor io, è sigillata apposta). (da sé)

DOTT. Leggiamo: Signori Aretusi e Balanzoni Compagni, Venezia ecc.

 

Parigi 4 Agosto 1749.

 

Vi do avviso, come la ragione Pistolle e Sandou ha mancato, e fatto da’ deputati del fallimento il bilancio, si trova non esservi per li creditori un 5 per 100. Voi altri siete in perdita per tal mancanza di 30.000 franchi, e perciò gli altri vostri creditori hanno fermato nelle mani de’ vostri corrispondenti tutti gli effetti di vostra ragione. Ciò vi serva di avviso, e vi B.L.M.

 

Cornelli e Duellon.

 

TRAST. Che dic’ella?

DOTT. Trentamila franchi? È una bagattella! Sentiamo quest’altra. (apre e legge) Signori Aretusi e Balanzoni Compagni, Venezia ecc.

 

Livorno 6 Settembre 1749.

 

Ieri furono vedute alla vista di questo porto le vostre due navi provenienti da Lisbona, cariche per conto vostro. Erano già per entrare, ma combattute da un fiero libeccio, sono andate a picco alla punta del molo. In questa piazza si parla che una tal perdita possa produrre il fallimento, onde tutti s’allarmano contro di voi. Che vi serva di regola, e vi B.L.M.

 

Claudio Fanali.

 

DOTT. La cosa va peggiorando di molto.

TRAST. Se le dico, è un fallimento terribile.

DOTT. Schiavo, signora eredità. Sentiamo l’ultima. (apre e legge) Signori Aretusi e Balanzoni Compagni, Venezia ecc.

 

Milano 8 Settembre 1749.

 

Monsieur Ribes, ministro di questo vostro Banco, è fuggito ed ha portato via tutto il vostro capitale; perciò in questa città alla vostra firma per ora sarà sospeso il credito, e i vostri creditori vi trarranno immediatamente le lettere di cambio per saldare i loro conti; non manco di rendervi avvisato, e vi B.L.M.

 

Pompeio Scalogna.

DOTT. Pancrazio è rovinato.

TRAST. Poveretto! Anderà a chieder l’elemosina.

DOTT. Come, diavolo, si sono combinate tante disgrazie in una volta?

TRAST. E adesso i creditori di Venezia salteranno su, e gli porteranno via il resto.

DOTT. E Rosaura resterà miserabile.

TRAST. Se il signor Florindo la sposa, vuole star fresco.

DOTT. Oh, mio nipote non la sposerà.

TRAST. Già lo faceva più per la dote, che per l’amore.

DOTT. Si sa; mio nipote non è sì pazzo. Dove sarà egli? Vorrei trovarlo; vorrei avvisarlo; non vorrei che s’impegnasse.

TRAST. Di queste lettere, per amor del cielo, non dica niente.

DOTT. Non dubitare, le terrò celate.

TRAST. Bisogna che le sigilliamo, e che le diamo al signor Pancrazio.

DOTT. Sì, gliele daremo a suo tempo. Prima vovedere se mi riesce un colpetto, che ora mi passa per la mente.

TRAST. Qualche bella cosa degna del suo spirito.

DOTT. Andiamo dal signor Pancrazio.

TRAST. Guardi che non le faccia qualche mala grazia.

DOTT. Fa una cosa. Tu sei da lui ben veduto. Vallo a ritrovare. Senti prima se ha traspirato niente. Poi digli che mi hai persuaso a fare con lui un aggiustamento, e se lo vedi disposto a trattare con me, viemmi a chiamare dalla finestra, che sarò dal libraio. Fammi cenno, e vengo subito.

TRAST. Sarà servita. Farò tutto pulitamente.

DOTT. Caro Trastullo, se la cosa riesce secondo la mia intenzione, ti darò una ricompensa che non l’aspetti.

TRAST. Sarà per sua grazia, non per mio merito.

DOTT. Via, non perder tempo.

TRAST. Vado subito. (La cosa va bene, che non può andar meglio). (da sé, entra in casa di Pancrazio)

DOTT. Trastullo è un grand’uomo. Mi ha fatto un servizio veramente segnalato. Se m’imbarcava in una lite, stava fresco. Queste lettere mi hanno illuminato, e Trastullo ne ha il merito. Ora, giacché Pancrazio ha da perdere tutto, voveder se mi riesce di prevenire in qualche parte i suoi creditori. (parte)

 

 

 


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