Carlo Goldoni
L'erede fortunata

ATTO TERZO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Il dottore e detti.

 

DOTT. Nipote, voi qui? Voi in questa casa?

FLOR. Sì, signore, sono in casa della mia sposa.

DOTT. Piano, piano con questa sposa.

OTT. Lo dice troppo presto.

FLOR. Lo dico, e così sarà...

LEL. Signor Dottore, questi due rivali s’ammazzeranno.

DOTT. Florindo è giovane di giudizio.

LEL. Sì, ma si è battuto una volta...

DOTT. Si è battuto?

LEL. Ed è rimasto ferito.

DOTT. Come? Da chi? Nipote mio...

FLOR. Niente, signor zio, la cosa è passata bene.

OTT. Ma non anderà così sempre.

FLOR. No certamente. Anderà peggio per voi.

LEL. Li sentite? (al Dottore)

DOTT. E che sì, che si disputa fra voi due il possesso della signora Rosaura?

FLOR. Per l’appunto, voi lo sapete.

DOTT. Ma si disputa invano.

LEL. Amici, siete pazzi a battervi per una donna. La vita è una sola, e le donne sono in abbondanza.

DOTT. Florindo mio, vi consiglio a mutar pensiero.

FLOR. Come?

DOTT. Che diavolo volete fare di una donna che non vi ama?

FLOR. Mi consigliereste a lasciarla?

DOTT. Sì certamente.

FLOR. E perdere con Rosaura anco la dote?

DOTT. Vi consiglierei abbracciare un progetto, che abbiamo concertato col signor Pancrazio.

FLOR. In che consiste?

DOTT. Rinunziare a tutte le nostre pretensioni, e prendere per noi diecimila ducati in tante belle monete, subito contate a prima vista.

OTT. Bellissimo è il progetto! Comodo e vantaggioso per tutti noi.

LEL. Io l’accetterei immediatamente.

FLOR. Ed io non son sì vile per accettarlo.

DOTT. Fate a modo mio, accettatelo.

FLOR. No certamente.

DOTT. Sentite. (Fatelo sopra di me. So quello ch’io dico). (piano a Florindo)

FLOR. Non isperate di lusingarmi.

DOTT. Badate a me. (La ragione Aretusi e Balanzoni potrebbe fallire). (piano a Florindo)

FLOR. Compatite, non è da vostro pari il discorso.

DOTT. (So quel ch’io dico; la cosa è in pericolo. Non lasciamo il certo per l’incerto). (come sopra)

FLOR. Che novità, che timori?

DOTT. (Ecco Pancrazio. Prendete questi fogli, leggeteli piano, e poi risolvete). ( a Florindo le tre lettere, il quale si ritira a leggerle piano)

 

 

 


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