Carlo Goldoni
Il feudatario

ATTO SECONDO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Rosaura e detti.

 

ROS. Signora Marchesa, io in Montefosco non ci posso più stare.

BEAT. Perché?

ROS. Ho sentito queste femmine impertinenti cantare una canzone contro di me. Mi dicono cantando cento improperi, cento impertinenze.

PANT. Eh! cara fia, averè strainteso; non ho mai sentio, che ste donne sappia cantar sta sorte de canzon.

ROS. Le ho sentite io ora, in questo punto. Una canzone napolitana, fatta contro di me.

BEAT. Queste insolenti, giuro al cielo, me la pagheranno. Se lo saprà il Marchesino mio figlio, farà i suoi giusti risentimenti.

ROS. Oh! il signor Marchesino lo sa.

BEAT. Lo sa! Come vi è noto che egli lo sappia?

ROS. È anch'egli in casa di Giannina; canta anch'egli la canzonetta contro di me, e anzi credo che egli ne sia stato l'autore.

BEAT. Non è possibile; v'ingannerete.

ROS. Eh! no signora. Non m'inganno. Il nostro giardino corrisponde sotto le finestre di Giannina. Ho inteso cantare, e mi sono accostata. Quando mi hanno veduta, hanno cantato più forte, e il signor Marchesino faceva da maestro di cappella.

PANT. Sonavelo la spinetta?

BEAT. Signor Pantalone, andate subito in casa di colei. Dite a mio figlio che venga qui.

PANT. Vago subito.

ROS. Andate, andate, che vi sarà una strofetta ancora per voi.

PANT. Se quelle sporche le canterà contro de mi, da galantomo, ghe farò la battuda. (parte)

 

 

 


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