Carlo Goldoni
Il filosofo di campagna

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Giardino in casa di Don Tritemio.   Eugenia con un ramo di gelsomini, Lesbina con una rosa in mano

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Giardino in casa di Don Tritemio.

 

Eugenia con un ramo di gelsomini, Lesbina con una rosa in mano.

 

EUG.

Candidetto gelsomino,

Che sei vago in sul mattino,

Perderai, vicino a sera,

La primiera - tua beltà.

LESB.

Vaga rosa, onor de' fiori,

Fresca piaci ed innamori,

Ma vicino è il tuo flagello,

E il tuo bello - sparirà.

a due

Tal di donna la bellezza

Più ch'è fresca, più s'apprezza;

S'abbandona allorchè perde

Il bel verde - dell'età.

 

EUG.

Basta, basta, non più.

Ché codesta canzon, Lesbina mia,

Troppo mi desta in sen malinconia.

LESB.

Anzi cantarla spesso,

Padrona, io vi consiglio,

Per sfuggir della rosa il rio periglio.

EUG.

Ah! che sotto d'un padre

Asprissimo e severo,

Far buon uso non spero

Di questa età che della donna è il fiore.

Troppo, troppo nemico ho il genitore.

LESB.

Pur delle vostre nozze

Lo intesi ragionar.

EUG.

Nozze infelici

Sarebbero al cuor mio le divisate

Dall'avarizia sua. Dell'uomo vile,

Che Nardo ha nome, ei mi vorria consorte.

L'abborrisco, e mi scelgo anzi la morte.

LESB.

Non così parlereste

S'ei proponesse al vostro cor Rinaldo.

EUG.

Lesbina... oimè!...

LESB.

V'ho fatto venir caldo?

Vi compatisco; un cavalier gentile,

In tutto a voi simile

Nell'età, nel costume e nell'amore,

Far potrebbe felice il vostro cuore...

EUG.

Ma il genitor mi nega...

LESB.

Si supplica, si prega,

Si sospira, si piange, e se non basta,

Si fa un po' la sdegnosa, e si contrasta.

EUG.

Ah, mi manca il coraggio.

LESB.

Io vi offerisco

Quel che so, quel che posso. È ver che sono

In una età da non prometter molto;

Ma posso, se m'impegno,

Far valere per voi l'arte e l'ingegno.

EUG.

Cara, di te mi fido. Amor, pietade

Per la padrona tua serba nel seno;

Se non felice appieno,

Almen fa ch'io non sia sì sventurata.

LESB.

Meglio sola che male accompagnata!

Così volete dir; sì, sì, v'intendo.

EUG.

Dunque da te qualche soccorso attendo.

 

Se perde il caro lido,

Sopporta il mar che freme:

Lo scoglio e quel che teme

Il misero nocchier.

Lontan dal caro bene,

Soffro costante e peno,

Ma questo cuore almeno

Rimanga in mio poter. (parte)

 

 

 


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