Carlo Goldoni
La figlia obbediente

A SUA ECCELLENZA LA SIGNORA CECILIA QUERINI ZORZI

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A SUA ECCELLENZA
LA SIGNORA

CECILIA QUERINI ZORZI

 

Tre forti motivi m’inducono ad offerire all’E. V. un ossequioso tributo del mio rispetto: la Casa nobilissima dov’Ella è nata, nella quale tutti sono Protettori miei benignissimi; quella dove Ella è collocata, godendo io la protezione dell’Eccellentissimo Signor Marin, di lei Sposo; e finalmente quella benignità e gentilezza, con cui l’E. V. mi protegge, mi favorisce e mi onora. Queste tre ragioni, a dir vero, dovrebbono mettermi in apprensione e confondermi, considerandole bene in confronto della tenuissima offerta, che ardisco di presentarle con questa mia Commedia. Poiché se riguardinsi le due Famiglie illustri suddette, sono elleno per l’antichità, per gli onori e per la ricchezza, delle più cospicue della repubblica; e se all’E. V. rivolgo il pensiero, ornata la veggo di tanti meriti e di tante virtù, che con ragione dalla impresa mia dovrei ritirarmi. Tuttavolta considerando io che nel di Lei animo la benignità in mezzo delle altre Virtù risiede, regolandole essa con dolcezza ammirabile e singolare, voglio sperare che questa parlerà in mio favore al di Lei cuore magnanimo e generoso, impetrando a quest’Operetta mia un gentilissimo accoglimento; ed a me l’onore di potergliela dedicare La Figlia Obbediente alla di Lei validissima protezione ricorre. La Virtù della obbedienza è quella con cui si provano gli animi; poiché amando le ragionevoli creature con forza innata la libertà, merita somma lode chi a questa preferisce una virtuosa rassegnazione. L’obbedienza in alcuni è docilità d’animo naturale, in altri è derivata dalla ottima educazione. Unite poi queste due bellissime prerogative, formano un modello di perfezione. Tale è per l’appunto il Figliuolo dell’E. V., il quale ancora in tenera età colma di ammirazione gli amici, di consolazione i parenti, e di speranze la Patria. Egli ha uno spirito sorprendente, e questo sortito lo ha dalla nascita; ha una docilità singolare, e questa l’ha colla educazione acquistata. Tutto merito di una Madre, che col suo spirito lo ha formato, e colla educazione sua lo ha diretto. Fortuna grande de’ Genitori, se hanno la consolazione di essere contenti della loro prole; ma fortuna massima altresì de’Figliuoli, se da’ Genitori prudenti sortiscono, oltre l’essere, il buon costume, il talento, la probità. Questa è la maggior ricchezza, che i Padri lasciar possano per eredità ai Figliuoli loro; questa è la dote preziosa, che le sagge Madri preparano alle Figliuole: l’uso delle morali Virtù, le quali si possono esercitare con merito e ammirazione anche in mezzo al gran Mondo. Chi non è destinato al chiostro, o alla vita contemplativa, non può separarsi dal commercio delle persone, e deve vivere quella vita che al proprio grado compete. Si può brillare con onestà, si può conversare senza pericolo, unire si può la savia conversazione colla più rigorosa illibatezza di cuore. In fatti V. E. è adorabile per tutti questi riguardi. Il di Lei spirito è cosa rara, la di Lei condotta è pregiabile. Vorrei dire qualche cosa del diletto che Ella sente per la Commedia; ogni Artefice vorrebbe insinuare in tutti il gusto della sua professione. Così io vorrei che tutti amassero la Commedia, ed hanno nel cuor mio un maggior merito quelli che la coltivano; onde è per me una consolazione vivissima sapere che l’Eccellenza Vostra non solo delle Commedie mie con benignità si compiace, ma in Villa, in compagnia di altre valorosissime Dame e di eruditissimi Cavalieri, recita mirabilmente all’improvviso Commedie, che riescono a perfezione. Io non ho ancora avuto la sorte di poterla in tale incontro vedere, ma spero che l’avrò, e son già prevenuto del piacer grande che le di Lei Scene mi recheranno, poiché una Dama giovane, bella, spiritosa e vivace non può che mirabilmente riuscire.

La prego pertanto umilmente a degnarsi di ricevere questa ossequiosa offerta dell’amor mio rispettoso e obbligato, ed onorando la Commedia che le presento coll’alta sua protezione, permettermi che io possa gloriarmi di essere con profondissimo. ossequio.

 

Di V. E.

Umiliss. Divotiss. ed Obbligatiss. Serv.

Carlo Goldoni


 


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