Carlo Goldoni
La figlia obbediente

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Beatrice, Florindo e detta.

 

BEAT. Ecco chi gli porterà la lettera. (conducendo per mano Florindo)

ROS. Oh cielo! (lascia la lettera sul tavolino, e s’alza)

FLOR. (Ingrata!) (da sé)

ROS. Voi qui?

FLOR. Sì, barbara, io qui a rimproverarvi della vostra incostanza...

BEAT. Oh! Io non vi ho qui condotto per far il bravo. Parlate con civiltà; Rosaura è ragazza da darvi soddisfazione.

ROS. Già fra me stessa ne dubitai, che voi mi credeste a parte della risoluzion di mio padre. Ah! Florindo, non mi fate così gran torto...

BEAT. Poverina! Ella non ci ha colpa.

FLOR. Ma voi non mi diceste?... (a Beatrice)

BEAT. Che suo padre, vi dissi, l’ha promessa al conte.

FLOR. Ed ella...

BEAT. Io l’ho veduta piangere per amor vostro.

FLOR. Non so che cosa credere. Rosaura, per amor del cielo, svelatemi sinceramente la verità. M’amate voi? Siete voi fedele a chi v’ama? Se foste in necessità di lasciarmi, penereste a farlo?

BEAT. Che domande! Guardatela.

ROS. In questo foglio, dubitando di non vedervi, a voi io manifestava il mio cuore. Leggetelo, e comprendete da questo... (vuol dargli la lettera)

BEAT. Che bisogno vi è di una lettera, quando potete parlare a bocca? Ditegli i vostri sentimenti con libertà. Non vi prendiate soggezione di me. Son vostra amica, vi compatisco, e dove posso aiutar l’uno e l’altro, lo farò volentieri.

FLOR. Sì, cara, ditemi se mi amate.

ROS. Oh cielo! Vi amo, ma...

BEAT. Questo ma lasciatelo nella penna. Ella vi ama; e voi l’amate?

FLOR. Sapete ch’ella è l’anima mia.

BEAT. Pensiamo al rimedio.

ROS. Qual rimedio, Beatrice? Voi sapete pure...

BEAT. So tutto; ma il mondo è pieno di questi casi. Anche Livia si è maritata sei mesi sono contro il voler di suo padre, ed ora tutte le cose sono accomodate. Non ho tanti capelli in capo, quante ne conosco io che hanno fatto l’istesso.

ROS. L’esempio delle femmine pazze non dee regolare le savie. Livia si è maritata contro il voler di suo padre; ma che disse il mondo di lei? Come si parlava nei circoli della sua imprudenza, della sua ardita risoluzione? Dopo sei mesi si acquietò, è , il di lei genitore, persuaso dall’amore paterno e dalla necessità, che dopo il fatto consiglia; ma ha ella pertanto riacquistato il decoro? No certamente. Ella non si affaccerà ad una conversazione, che di lei non si mormori dalle medesime amiche sue. Ad ogni sua lode si contrapporrà la passata sua debolezza, si ricorrerà ad una tale memoria, qualunque volta vorrassi discreditarla. Lo sposo istesso, e molto più i di lui congiunti, la pungeranno talora su questo passo, e sarà ella portata per esempio delle pazze risoluzioni, come una femmina che non si deve imitare.

BEAT. Belle parole, ma non vagliono un fico.

FLOR. Signora Rosaura, capisco benissimo, e lodo il savio modo con cui pensate. Non ardirei né meno io di proporvi una risoluzione, che offendesse il vostro decoro. Udite ciò che mi pare accordabile dall’amor vostro...

BEAT. Se vi tratterrete in chiacchiere, perderete il tempo.

FLOR. Signora Beatrice, permettetemi ch’io parli.

ROS. Cara amica, in queste contingenze non si precipitano le risoluzioni.

BEAT. A quest’ora io avrei risoluto.

FLOR. Come?

BEAT. Una bellissima promissione fra voi altri due: una toccatina di mano, alla mia presenza e del mio servitore, manda a spasso il signor conte Ottavio.

ROS. Questo è quello ch’io non intendo di voler fare.

FLOR. Almeno promettetemi di non acconsentire alle nozze del conte.

ROS. Vi posso promettere di non accordargli il mio cuore; ma della mia mano vuol disporre mio padre.

BEAT. Ad uno la mano, e ad un altro il cuore; anche questo potrebbe passare per un matrimonio alla moda.

ROS. Ma questo cuore, ch’io forse sarò costretta di concedere a Florindo, non mi consiglierà né meno a vederlo, non che trattarlo.

BEAT. Consolatevi, signor Florindo, che starete allegro. (con ironia)

FLOR. Ah! Rosaura, voi mascherate la mia sventura.

ROS. Vi parlo col cuor sulle labbra.

FLOR. Voi date una soverchia estensione all’autorità del padre.

ROS. Sono avvezza a obbedirlo.

FLOR. Mi avete pure amato.

ROS. Sì, ed egli si compiacea ch’io vi amassi.

BEAT. E adesso, perché si mutò egli tutto ad un tratto, può pretendere che vi cangiate anche voi?

FLOR. Dice bene la signora Beatrice; se è uomo ragionevole, non vi vorrà costringere a sì duro passo.

ROS. Può darsi ch’ei lo conosca; che trovi il mezzo termine per disimpegnarsi. L’ho sentito io stessa dar degl’impulsi al conte per lo scioglimento di sua parola.

FLOR. Speriamo dunque.

ROS. Speriamo.

BEAT. Ma assicuriamoci intanto.

 

 

 


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