Carlo Goldoni
La figlia obbediente

ATTO SECONDO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

 

Il conte Ottavio, Arlecchino, e poi il Cameriere

 

OTT. Arlecchino.

ARL. Signor.

OTT. Che fa Rosaura?

ARL. Mi credo che la staga ben.

OTT. Oggi sarò da lei.

CAM. Eccola servita. Acciò non s’incomodi, l’ho accesa.

OTT. Bene. (gli una moneta)

CAM. Grazie a vossignoria illustrissima. (Eh! lo conosco il tempo). (da sé; parte, poi torna)

OTT. Arlecchino.

ARL. Signor.

OTT. Senti.

ARL. La comandi. (s’accosta)

OTT. (Gli getta una boccata di fumo nel viso)

ARL. Ai altri la ghe dei denari, e a mi la me fa sti affronti? Cossa sognia mi, una bestia?

OTT. (Tira fuori la borsa)

ARL. (El vien). (da sé)

OTT. Va in collera.

ARL. Corponon, sanguenon.

OTT. Va in collera.

ARL. Me maraveio, sangue de mi!

OTT. Va in collera.

ARL. Son in furia, son in bestia.

OTT. Non sai andare in collera. (vuol riporre la borsa)

ARL. L’aspetta... A mi sti affronti? Razza maledetta. Fiol d’un becco cornù.

OTT. (Ride, e gli una moneta)

ARL. Porco, aseno, carogna.

OTT. (Gli un’altra moneta)

ARL. Ladro, spion.

OTT. (Gli rompe la pipa sulla faccia)

ARL. No vagh altr in collera. Basta cussì.

OTT. Ehi!

CAM. Comandi.

OTT. Un’altra pipa.

CAM. Subito. (Un altro filippo). (da sé; parte, poi torna con la pipa accesa)

ARL. Comandela altro?

OTT. Vien qui.

ARL. Signor... (ha paura)

OTT. Accostati. (con collera)

ARL. Son qua. (s’accosta)

OTT. (Gli un calcio, e lo fa saltare)

ARL. Grazie.

OTT. (Gli una moneta) Un’altra volta.

ARL. Un’altra volta.

OTT. (Gli fa il simile, e lo fa saltare)

CAM. Servita. (gli porta la pipa accesa)

OTT. (Prende la pipa, e fuma)

CAM. L’ho accesa per minorargli l’incomodo.

OTT. (Mette mano alla borsa)

CAM. (Un altro filippo). (da sé)

OTT. ( una moneta ad Arlecchino)

ARL. Un’altra volta.

OTT. Un’altra volta. (gli il calcio, come sopra, e ripone la borsa)

CAM. Lustrissimo...

ARL. Un’altra volta.

OTT. Un’altra volta. (gli un altro calcio)

ARL. No gh’è niente.

OTT. Un’altra volta.

ARL. Basta cussì. (parte)

CAM. (Sta volta l’è andada sbusa). (da sé) Lustrissimo.

OTT. Non c’è altro. (adirato)

. Gh’è un che la domanda.

OTT. (Passeggia un pezzo, e poi dice) Chi è?

CAM. Un certo signor Florindo, livornese.

OTT. (Passeggia un pezzo, e poi dice) Passi.

CAM. Oh che uomo curioso! (parte)

OTT. Bricconi! Dono quando voglio. (passeggiando e fumando)

 

 

 


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