Carlo Goldoni
La figlia obbediente

ATTO SECONDO

SCENA DICIASSETTESIMA

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SCENA DICIASSETTESIMA

 

Rosaura e detti.

 

ROS. Signore, ho ricevuto questo viglietto. Lo pongo nelle vostre mani.

PANT. Chi scrive?

ROS. Il signor conte Ottavio.

PANT. El vostro novizzo.

ROS. (Ma!) (da sé)

BEAT. Cosa scrive di bello il signor conte?

PANT. Adessadesso la ’l saverà anca ella. (legge piano)

BEAT. Scrive bene? Ha bel carattere? (osservando sulla carta)

PANT. La toga; vorla lezerla? La se serva.

BEAT. Sì, leggerò io. (prende la lettera)

PANT. Cussì la sarà contenta.

BEAT. Signora sposa. (legge) Sentite? Signora sposa. Oggi verrò da voi. Verrà una ballerina, tireremo un lotto. Badate bene che non vi sia il Livornese. Sono vostro sposo e servitore Ottavio del Bagno. Avete sentito? (a Rosaura)

PANT. Cossa salo del Livornese?

BEAT. Gli sarà stato detto.

PANT. Orsù, che Florindo no vegna più in casa mia. Vu no lo stè a ricever; no ghe speranze, e finimo sto pettegolezzo.

ROS. (Si asciuga gli occhi, mostrando di piangere)

PANT. Via, coss’è sto fiffar4? una putta prudente, pensè al vostro ben. Sentì cossa che dise siora Beatrice: una fortuna de sta sorte no la s’ha da lassar andar. Cossa disela? (a Beatrice)

BEAT. Chi mai sarà questa ballerina?

ROS. Credo sarà Olivetta: per quello che mi ha detto Arlecchino, è alloggiata alla locanda col conte Ottavio, e so che questo gentilissimo cavaliere l’ha tenuta a pranzo con lui.

PANT. No saveu, cara fia? Alle locande se fa tavola rotonda. I forastieri i magna tutti insieme. Sior conte xe un omo de proposito; el xe ricco, e vu sarè una prencipessa. Siora Beatrice, la ghe fazza rilevar a mia fia sto boccon de fortuna.

BEAT. Pensava adesso a quel che scrive il signor conte Ottavio. Tireremo un lotto. Sapete voi che lotto egli sia? (a Rosaura)

ROS. Io non so nulla.

PANT. No parlemo de lotti. El più bel lotto per mia fia xe sto matrimonio. Siora Beatrice, quel che la m’ha dito a mi, la ghe lo diga a Rosaura.

BEAT. Caro signor Pantalone, compatite. Ho curiosità di rileggere questo viglietto.

PANT. No ala sentio? Velo qua. Oggi verrò da voi. Verrà una ballerina. Tireremo un lotto. Badate bene che non vi sia il Livornese. Questo xe quel che . Florindo ha fatto qualche pettegolezzo. Sto Florindo no gh’ha giudizio. La ghe diga ella a mia fia, che bel cambio la farave lassando un conte, per tor una frasca.

BEAT. Certo. Il signor Florindo avrà parlato.

ROS. Ora, signor padre, lo maltrattate. Una volta non dicevate così.

PANT. Una volta giera una volta. Adesso no posso più dir cussì. El m’ha perso el respetto.

BEAT. Vi ha perso il rispetto? Oh, signora Rosaura!

PANT. La ghe diga le parole. (a Beatrice)

BEAT. (Abbiate pazienza). (piano a Rosaura)

PANT. Forte, che senta.

BEAT. In verità direi di quelle cose, che non sono da dire.

PANT. Qua no bisogna grattar le recchie a nissun, parlemo con libertà.

 

 

 





p. -
4 Miagolare.



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