Carlo Goldoni
La figlia obbediente

ATTO SECONDO

SCENA VENTUNESIMA

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SCENA VENTUNESIMA

 

Tonino e detti.

 

TON. Cossa comandela? (a Pantalone)

PANT. Senti, cossa dise sior conte.

OTT. Cavate un viglietto qui, uno qui; uno qui, uno qui; uno qui, uno qui.

TON. Ho inteso.

BRIGH. Vegnì qua: ve insegnerò mi. (Co vien la grazia, tirè fora questo. Scondèlo: ve darò un ducato). (piano a Tonino)

TON. (Ho inteso). (va a cavare)

BEAT. (Vorrei che toccasse a me). (da sé)

PANT. Rosaura, ancuo per vu se cava do lotti. Uno ve tocca seguro.

ROS. E quale, signore?

PANT. Velo : sior Ottavio.

OTT. Bravo suocero.

TON. (Cava un viglietto)

OTT. Leggete. (a Tonino)

TON. (Legge)

Metto per forza, e mai mi tocca grazia;

Getto il denaro, e niuno mi ringrazia.

BEAT. Oh bello! Che numero è?

TON. Numero due.

BEAT. Maledetto! Il mio, date qui. (si fa dare il viglietto da Tonino)

OLIV. Chi ha scritto questa bella cosa?

OTT. Zitto. Cavate. (a Tonino)

TON. (Cava e legge)

Con buona grazia di vossignoria,

I lotti sono una birbanteria.

BEAT. È vero, date qui. (come sopra)

OLIV. La corniola val più di dieci zecchini.

BRIGH. L’avemo comprada a Petervaradino.

OTT. Il numero. (a Tonino)

TON. Numero nove.

BRIGH. Arlecchin. (leggendo)

ARL. Za delle corniole no ghe ne manca. (parte)

TON. (Cava e legge)

Oh! razza bella e buona,

Sto a vedere che tocchi alla padrona.

BEAT. (Oh! toccherà a lei senz’altro). (da sé)

OLIV. Ci sono anch’io, mi può toccare.

OTT. Zitto. Il numero. (a Tonino)

TON. Numero tre.

PANT. Son mi. Za al mio solito. Mai ghe n’ho vadagnà uno.

TON. (Cava e legge)

Arte e industria ci vuole,

Perché a scialar non bastan le capriole.

OLIV. Questo poi è troppo.

BRIGH. L’è un’insolenza! La scriveremo ai nostri protettori.

BEAT. Date qui, date qui. (come sopra)

OLIV. Non mi è mai stato perduto il rispetto.

OTT. Zitto.

BRIGH. Animo, cavè. (a Tonino)

TON. (Cava e legge)

Ecco, la grazia è questa:

A chi toccò, possa cascar la testa.

OTT. Il numero. (a Tonino)

TON. Numero quattro.

OTT. La ballerina.

BEAT. (Legge)

Ecco, la grazia è questa:

A chi toccò, possa cascar la testa.

OLIV. Mi è toccata legittimamente. Io non ne ho colpa.

BRIGH. I parla per .

BEAT. (Legge)

Oh! razza bella e buona,

Sto a vedere che tocchi alla padrona.

OLIV. E così? Che vorreste dire? È il primo caso questo, che il lotto tocchi a chi lo fa?

BEAT. (Legge)

Arte e industria ci vuole,

Perché a scialar non bastan le capriole.

OLIV. Oh! questa poi non la posso soffrire. (s’alza)

BRIGH. L’è un insolenza.

OLIV. Andiamo via.

BRIGH. Schiavo, siori.

OLIV. Il signor conte me la pagherà. (parte)

BRIGH. (Se troveremo fora d’Italia). (parte coi ballerini)

OTT. (Ride)

TON. (Vado a prendere il mio ducato). (da sé, parte)

ROS. Mi dispiacciono assai queste scene.

PANT. Ve tolè suggizion de uno che xe stà nostro servitor?

BEAT. Con noi viene a far le grandezze? Ha fatto bene il signor conte a mortificarli.

OTT. (Ride)

BEAT. Ma intanto ha portato via dieci zecchini e la corniola.

OTT. (Ride)

PANT. Orsù, sior conte, discorremo dei fatti nostri. Quando vorla che destrighemo sto negozio?

OTT. Questa sera.

PANT. Donca bisognerà...

OTT. A tre ore.

PANT. Bisognerà mandar a chiamar...

OTT. Verrò a tre ore.

PANT. Ho inteso: darò i ordeni...

OTT. Sposa.

PANT. Via, respondeghe. (a Rosaura)

ROS. Signore.

OTT. A tre ore... Grassotta, a tre ore. Suocero, a tre ore. Mi vado a metter all’ordine. (parte)

PANT. Aveu sentio? A tre ore. (a Rosaura, e parte)

ROS. La mia sentenza l’ho intesa. A tre ore sarò sagrificata. (parte)

BEAT. A un tal sagrificio vi sono andata una volta, e vi anderei la seconda. (parte)



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