Carlo Goldoni
La figlia obbediente

ATTO TERZO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Pantalone, poi Rosaura

 

PANT. Florindo xe causa de tutto. Florindo xe vegnù a tentarla... Ma poverazzo! Anca lu gh’ha rason. Ghe l’aveva quasi promessa. L’ha fatto sto viazo co sta speranza, co sto amor... Confesso el vero, m’ha orbà l’interesse. Ah maledetto interesse! Ecco el bel frutto che son per cavar dalle to lusinghe! Povera putta sagrificada! Povera reputazion in pericolo! Povero Pantalon travaggià! (siede al tavolino, sostenendo la fronte colle mani; in questo)

ROS. (Povero padre! So che mi ama, ed è forzato a tormentarmi per solo punto d’onore. Merita di essere consolato). (da sé)

PANT. Ah, morissio avanti tre ore!

ROS. Signor padre.

PANT. Ah! son desperà.

ROS. Perché, signore? Consolatevi, per amor del cielo.

PANT. Che motivo ghoggio de consolazion?

ROS. Non vi basta una figlia umile e rassegnata?

PANT. No, no me basta.

ROS. Che volete di più?

PANT. Vorave aver una fia contenta.

ROS. L’avrete, signore, subito che sarete rasserenato.

PANT. Ti me par un pochetto più allegra. Gh’è qualche novità?

ROS. Volete che io pianga sempre? Il mio dolor l’ho sfogato. Ora non penso ad altro che a voi. Comandatemi, signor padre, vi obbedirò senza pena.

PANT. Distu da senno, anema mia?

ROS. Non mentirei per tutto l’oro del mondo.

PANT. Ti sposerà sior conte?

ROS. Lo sposerò.

PANT. Ma perché lo sposerastu?

ROS. Perché voi me lo comandate.

PANT. Ma ti lo sposerà contra genio, ti lo sposerà per forza, e te vederò tormentada, piena de lagreme e de dolor.

ROS. No, signor padre, non dubitate. Fino che me lo avete comandato con austerità, vi ho obbedito con pena; ora che me lo incaricate con tenerezza, farò il possibile per obbedirvi con giubbilo e con prontezza.

PANT. Oh Dio! muoro dalla consolazion. Rosaura, no te tradir.

ROS. Non è possibile ch’io mi tradisca, seguendo le disposizioni del genitore. Il vostro amore non può che disporre di me con profitto, ed io ciecamente mi sottoscrivo.

PANT. Cara Rosaura, vederastu de bon occhio el novizzo?

ROS. Farò il mio dovere.

PANT. Ghe vorrastu ben?

ROS. Non lascerò di dargli testimonianze d’affetto.

PANT. Penserastu più a sior Florindo?

ROS. Come c’entra Florindo in questo ragionamento? Da che voi me lo avete vietato, i labbri miei non lo hanno più nominato. Anche il mio cuore ha preso impegno di non rammentarlo, e voi siete il primo che me lo ha suggerito... (con calore)

PANT. Tasi, fia mia, che no te lo nomino mai più.

ROS. (Che violenze son queste! Che angustie ad un povero cuore afflitto! Come si può resistere a tanta pena?) (da sé)

PANT. Coss’è fia? Cossa ghastu? Tornistu da capo?

ROS. Non mi crediate così volubile. Quel che ho detto, l’ho detto per mantenerlo.

PANT. Tre ore no le xe tanto lontane.

ROS. Bene.

PANT. Tremistu?

ROS. Perché ho da tremare?

PANT. Co no ti tremi più, xe bon segno.

ROS. (Tremo, ma non si vede). (da sé)

PANT. Adessadesso vegnirà el novizzo.

ROS. Venga, col nome del cielo.

PANT. Ti ghe darà la man?

ROS. Certamente.

PANT. Senza pianto?

ROS. Ci s’intende.

PANT. Ti sarà so muggier?

ROS. Così spero.

PANT. Ti speri, cara, ti speri? Siestu benedetta! Te vedo el cuor: ti lo fa per mi. El mio dolor t’ha mosso; la mia desperazion t’ha fatto mover a compassion. Ah! sangue mio, ti me fa pianzer dalla consolazion. (piange)

ROS. (Povero il mio cuore!) (da sé; piange)

PANT. Ti pianzi?

ROS. Piangete voi, non volete che pianga ancor io?

PANT. Ti gh’ha rason; no pianzemo più. Cara la mia fia: allegramente. Rassegnate al voler del cielo, e assicurate che la carità che ti gh’ha per to pare, sarà dal cielo recompensada.

 

 

 


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