Carlo Goldoni
La figlia obbediente

ATTO TERZO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Brighella e detti.

 

BRIGH. Semo assassinadi.

OLIV. Oimè! Mi sento mancare.

BRIGH. Presto l’acqua de melissa.

OLIV. Non l’ho.

BRIGH. La bozzetta d’oro.

OLIV. L’ho messa nel baule.

BRIGH. Anca i relogi, anca le scatole?

OLIV. Tutto.

BRIGH. Deme quei diese zecchini del lotto, che ghe manda drio.

OLIV. Anche la borsa l’ho messa nel baule.

BRIGH. Oh poveretti nu! Sior conte, per carità.

OLIV. Aiutateci. Prestateci un poco di denaro.

BRIGH. Per mandarghe drio.

OTT. (Va verso la camera)

BRIGH. Sior conte...

OTT. Sia maledetto il conte. (entra, e gli serra la porta in faccia)

BRIGH. Amigo, cossa avemio da far? (al Cameriere)

CAM. Pensare a pagarmi, e andare a buon viaggio. (parte)

BRIGH. Arlecchin, son desperà.

ARL. Caro sior Brighella, la se consola.

BRIGH. Caro camerada, aiuteme.

ARL. Oh camerada! la me onora troppo.

OLIV. Soccorreteci, per amor del cielo.

ARL. Lustrissima, no la se confonda.

BRIGH. Cossa avemio da far?

OLIV. Cosa sarà di noi?

ARL. Una parola in grazia. (a Brighella)

BRIGH. Disè, camerada.

ARL. La senta. (a Olivetta, andando in mezzo)

OLIV. Dite, amico.

ARL. Baroni, come prima. (parte)

BRIGH. Ti gh’ha rason.

OLIV. Non ho camicia da mutarmi.

BRIGH. una donna senza giudizio.

OLIV. Causa voi. Colla vostra maledetta superbia. Volere andar via a precipizio.

BRIGH. Causa vu, colle vostre frascherie. Far pase col sior conte.

OLIV. Voi tornerete a far il servitore.

BRIGH. E voi tornerete a filar.

OLIV. Io mi guadagnerò il pane colle mie gambe. (partono)

 

 

 


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