Carlo Goldoni
La finta ammalata

L’AUTORE A CHI LEGGE

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L’AUTORE A CHI LEGGE

 

Molier celeberrimo Autor Francese, nella picciola Commedia sua, intitolata l’Amour médecin, ha toccato quell’argomento su cui la presente Commedia mia è lavorata; se non che la sua Lucinda è per amore ammalata, e la mia Rosaura finge per amore di esserlo: quella ama un giovane, che per averla si finge medico, questa ama un medico, che senza saperlo l’ha innamorata. L’azione tanto dell’una, quanto dell’altra delle due Commedie, è semplicissima, senza intreccio, cosicché prevedendosi da principio che l’Ammalata sarà guarita col matrimonio, manca la sospensione, che forma la miglior parte dell’opera.

Quel che può rendere la Commedia grata e piacevole, è la critica; ma questa cade sopra alcuni Medici impostori, ignoranti, e sopra uno Speziale balordo, e non vorrei, che per rispetto soltanto della professione, anche i buoni se ne offendessero e lo avessero per male.

La satira di Molier contro i Medici è sanguinosa; li mette in ridicolo, per dir vero, con troppa caricatura, e formando di tutti un fascio, fra cinque medici che mette in iscena, non ve n’è uno che ami la verità, ed operi con dottrina. È vero che la di lui moglie fu disgustata da quella di un medico, sua pigionale, e pretese il valoroso Poeta di vendicarsi, ma siccome per l’onte d’un solo si vendicò contro tutti, meritò che alla di lui morte niuno volesse assisterlo, e morì il poveruomo senza soccorso, fra le braccia di alcune Terziarie da lui alloggiate per carità. Io non ho avuto che dir coMedici, e non sono in collera con alcuno di loro. Uno ve n’è curiosissimo, che va dicendo che nelle opere mie non vi è la Syntaxis, ma siccome a cotesto appena si può dare il nome di Medico, non merita che mi sfoghi né con lui, né con altri. Molti Medici ho l’onor di conoscere dotti, onesti, sinceri, nemicissimi dell’impostura, fra’ quali il mio amatissimo Dottore Matteo Foresti, che onora la casa mia coll’attuale medica sua assistenza, e della di cui virtù e saviezza ho avuto rimarchevoli prove.

I Medici di tal natura spero che non si dorranno di me, avendoli io con decoro rappresentati nel carattere del Dottore Onesti, dotto, disinteressato e sincero. Poco o nulla mi cale, che di me si lagnino gl’impostori e gl’ignoranti, raffigurati nel Dottor Buonatesta e nel Dottore Merlino, anzi desidero che mi stieno lontani, e averò forse dalla mia Commedia quest’avvantaggio, che se difficilmente gl’impostori si scuoprono, li conoscerò in avvenire per la inimicizia che avranno meco. Se ho posto in ridicolo i loro grecismi, parmi di averlo fatto con un po’ di ragione, mentre non è che per abbagliare gli stolidi, ch’essi fanno uso di termini strani, ampollosi e sonori, per dir quelle cose medesime, le quali hanno il loro nome italiano, facile e conosciuto.

Circa agli Speziali, Agapito non sarà forse il solo, che innamorato delle novità, o di qualche altro simile divertimento, abbandoni l’interesse importantissimo dell’altrui salute alle mani di un giovane, poco pratico ancora, o poco attento al difficilissimo suo mestiere.

Questi tali, se vi sono, meritano di essere conosciuti e sfuggiti; ed anche per questa parte mi saran grati i buoni, e forse si ravvederanno i trascurati. I Chirurghi poi non avranno niente che dire. Non vi sarà di loro chi neghi essere una cavata di sangue a tempo la medicina universale. Con quanti ho parlato, tutti mi hanno la stessa cosa asserito, facendo a proposito loro la critica di Molier medesimo nella Commedia stessa dell’Amor Medico, allorché per rallegrare la figlia di Sganarello, il tappezziere suggerisce l’uso di belle tappezzerie, e l’orefice un fornimento di gioje.

Sopra il titolo di questa Commedia mia, deggio dirti, Lettor carissimo, qualche cosetta, se per avventura diversamente s’intitolasse da chi medita di stamparla, come tante altre, imperfetta.

Quando fu esposta sulle Scene la prima volta, s’intitolò Lo Speziale, o sia la Finta Ammalata. Poiché avendo preso impegno col pubblico in una certa diceria stampata di far la Commedia dello Speziale, ho dovuto mostrar almeno di adempire la promessa, quantunque per episodio lo avessi nella Commedia introdotto.

Noi altri Compositori, o vogliam dire Teatrali Poeti, abbiamo anche noi le nostre ciarlatanerie, ma non però tanto frequenti e sonore come quelle de’ Medici impostori, i quali non si possono nemmeno onorare per la necessità.

 

 

 


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