Carlo Goldoni
La finta ammalata

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Il dottore Buonatesta e detti.

 

BUON. (Con gravità saluta, senza parlare)

AGAP. Servo di V.S. illustrissima.

BUON. Riverisco.

PANT. Strissima1.

BUON. Schiavo suo.

AGAP. Signore, è qui il signor Pantalone de’ Bisognosi che ha bisogno di lei per una sua figlia ammalata.

BUON. Ho troppe visite. Non so se potrò.

AGAP. È un mercante assai ricco, de’ primi della città.

BUON. Servitor suo. Che male ha la sua figliuola? (a Pantalone)

PANT. No so gnanca mi. Un mal grando, che nissun lo cognosse.

BUON. Nessun lo conosce? Oh povera medicina! Nessun lo conosce?

PANT. De tanti miedeghi nissun gnancora l’ha cognossù.

BUON. Lo conoscerò io. Signor Agapito: (forte) i medici non conoscono il male della figlia di questo signore: povera medicina! Lo conoscerò io.

PANT. Spero che la so virtù farà quello che non ha fatto tanti altri.

BUON. Chi la medica?

PANT. Il dottor Onesti.

BUON. Il dottor Onesti? (chiama Agapito) Il dottor Onesti? (forte)

AGAP. Sì, il dottor dell’acqua fresca.

BUON. Quai sono gli effetti di questo gran male che non si conosce?

PANT. El ghe fa mille stravaganze. Ora la ride, ora la pianze, no la gh’ha appetito, la se destruze che la fa compassion.

BUON. (È ipocondriaca!) (da sé) Ehi. (chiama Agapito) ipocondriaca?) (all’orecchio)

AGAP. (Sì, e il dottor Onesti le ha ordinato una boccia d’acqua pura). (piano a Buonatesta)

PANT. Caro sior illustrissimo, la prego, la vegna a visitarla, e la veda se la pol arrivar a capir cossa che xe el so mal.

BUON. Se posso arrivare a capirlo? Venite qua, e stupite. Mi avete detto: ora ride, ora piange, non mangia e si distrugge. A me. Qualche volta le verranno delle mancanze di respiro.

PANT. È vero.

BUON. Le tremeranno le gambe.

PANT. Certo.

BUON. Le parrà di cadere.

PANT. È verissimo.

BUON. La notte non potrà dormire.

PANT. No la serra mai occhio.

BUON. Niente la divertirà.

PANT. Gnente affatto.

BUON. Le verrà voglia d’una cosa, e poi non la vorrà più.

PANT. Vero, vero; sior illustrissimo, la sa tutto senza véderla.

BUON. Ah? lo conosco io il suo male?

PANT. La lo cognosse senza véderla.

BUON. Sì, senza vederla, sulle vostre relazioni. Lasciate poi che la veda, e vi farò stupire.

PANT. Oh che omo! Oh che gran virtuoso! El cielo me l’ha mandà. Sior Agapito. (s’accosta) Oh che omo! Ve son tanto obbligà.

AGAP. Ah, vi piace?

PANT. El m’ha fatto un consulto in piè, in piè, senza véder l’ammalada. (all’orecchio)

AGAP. (Gli avete dato nulla?)

PANT. (Cussì presto?)

AGAP. (Agli uomini di questa sorta si pagano le parole un tanto l’una).

PANT. (Adessadesso). Sior illustrissimo, comandela de favorir de vegnir con mi a véder sta mia putta?

BUON. Ora non posso. Ho troppe visite.

PANT. Ma quando poderala vegnir?

BUON. Lasciate ch’io veda il mio taccuino. A ore sedici dal conte Anselmo. A sedici e mezza dal marchese Ruggiero. A sedici e tre quarti dalla contessa Olimpia. A diciassette dal cavaliere Roberto. A diciassette e un quarto dal principe Casimiro. Alle diciotto dal conte...

PANT. Dal sior prencipe la ghe sta tre quarti d’ora?

BUON. Ha piacere di divertirsi; sagrifica volentieri tre zecchini per parlar meco tre quarti d’ora.

PANT. (Un zecchin ogni quarto d’ora! Ma cossa s’ha da far? Per varir sta putta bisogna spender). (da sé)

BUON. Vedete? Per questa mattina non potrò venire.

PANT. Se la podesse levar do quarti d’ora al sior prencipe e darmeli a mi, supplirave anca mi al mio debito... senza pregiudizio de vusustrissima.

BUON. Caro signor Pantalone, siete tanto proprio e civile, che non posso ricusare di compiacervi. Alle ore... Aspettate. (osserva il taccuino) Alle ore diciassette e mezza sarò da voi, e ci sarò sino alle diciotto.

PANT. E mi farò el mio dover. Vago intanto a consolar mia fia e dirghe che la staga allegra, che ho trovà un miedego che cognosse el so mal.

BUON. Non lo conoscevano?

PANT. No i lo cognosseva.

BUON. Povera medicina strapazzata!

PANT. Ma la prego, per grazia. Za ch’ella a stora lo cognosse sto mal, cossa se ghe dise?

BUON. Il male di vostra figlia vocatur flatulenta affectio mirachialis.

PANT. Oh bravo! Cara ella, la torna a dir.

BUON. Flatulenta affectio mirachialis.

PANT. Cossa vuol dir mo sto mirachiale?

BUON. Mirach, idest abdomen, scilicet mesenterium.

PANT. (Oh che omo!) Sior illustrissimo, no la voggio più tediar. Vago da mia fia, e a disisette ore e mezza l’aspetto. (Oh che omo de garbo! Se mia fia no varisse sta volta, no la varisse mai più). (da sé, parte)

 

 

 





p. -
1 È un'abbreviazione di illustrissimo, titolo che si a' medici in Venezia.



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