Carlo Goldoni
La finta ammalata

ATTO SECONDO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Il dottore Onesti, il dottore Merlino, Tarquinio e Pantalone.

 

MERL. Signor Pantalone, vi son servitore.

PANT. Patron mio reverito.

MERL. Se non comanda altro, vado per i fatti miei.

ONES. (Via, pagate anche lui). (a Pantalone)

PANT. (Per aver dito quello che diseva i altri?)

ONES. (L’avete chiamato, convien pagarlo).

PANT. La perdona, la riceva sto piccolo regaletto per la cioccolata.

MERL. Obbligatissimo. (A me meno degli altri?) (da sé)

PANT. Cossa me disela de mia fia?

MERL. Faccia a modo del signor dottor Onesti, e non potrà errare.

TARQ. Ma il sangue è necessario.

MERL. Certamente il sangue vi vorrà senz’altro. (parte)

PANT. (Oh che caro dottor panchiana7! Sior sì, sior no, de qua, de , co fa le banderiole8). (da sé)

TARQ. Signor Pantalone, gli son servo.

PANT. Anca mi a ella.

TARQ. Mi comanda?

PANT. La so cara grazia.

ONES. (Ehi, vuol la paga egli pure). (piano a Pantalone)

PANT. (Anca elo? per cossa?)

ONES. (Non avete sentito quante volte ha detto sangue, sangue; bisogna pagarlo).

PANT. Co ghe vorrà sangue, me prevalerò de ella.

TARQ. Signore, io ho detto la mia opinione.

PANT. E mi la mia.

ONES. E convien pagarlo.

PANT. Co l’è cussì, besogna pagarlo. Questo xe un filippo: xela contenta?

TARQ. Contentissimo. Anzi, per farvi vedere che vi sono grato, voglio darvi un altro ricordo.

PANT. La me farà grazia.

TARQ. Se la signora Rosaura non volesse il sangue, se le potrebbero applicar le ventose. (parte)

 

 

 





p. -
7 Ciarlona.



8 Come le girandole.



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