Carlo Goldoni
La finta ammalata

ATTO TERZO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Il dottor Onesti, Rosaura, Beatrice, Pantalone, Colombina e Agapito.

 

PANT. Patron mio reverito.

AGAP. Signor Pantalone, come sta la signora Rosaura. Che hanno detto i medici? Ha più bisogno de’ vescicanti?

PANT. Séntela, sior dottor Onesti? Qua el sior Agapito, pien de bontà e pien de zelo, vedendo che mia fia giera in accidente, l’aveva portà la pasta de’ vessiganti per farla revegnir.

ONES. A una donna svenuta mettere i vescicatori?

AGAP. Se io li so mettere? Sì signore.

ONES. Orsù, non è più da tollerarsi un uomo tale in questa città, con pericolo della salute e della vita de’ poveri sventurati che incappassero nelle vostre mani. Dovrete chiudere la bottega, e non farete più lo speziale. (forte)

AGAP. Non farò più lo speziale?

ONES. No, il collegio non vi può più tollerare.

PANT. Anderè via de sto paese. (forte)

ONES. Chiuderete la spezieria. (forte)

AGAP. Ho piacere; i medici non verranno a disturbarmi, quando leggo i foglietti. (parte)

 

 

 


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