Carlo Goldoni
La fondazione di Venezia

PROLOGO

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PROLOGO

 

LA COMMEDIA

LA MUSICA

IL GENIO DELL'ADRIA

 

LA Commedia sola si trova in Scena.

 

 

 

Care spiagge adorate, a voi ritorno,

E qui dove non turba

L'allegrezza comun ombra funesta,

Più che mai lieta in viso,

Nuovi stimoli reco al dolce riso.

Agli atti, ai detti, a queste vesti, a questo

Mascherato sembiante,

Può comprender ciascun il nome mio:

La Commedia son io:

Quella che su le scene

lode alla virtù, biasmo agli errori,

Mostrando in varie guise

«Le donne, i cavalier, l'armi e gli amori»;

Quella per cui sovente

Di sé mirando il vergognoso esempio,

Detesta il vizio, e divien giusto un empio.

 

A chi crede un vago volto

Posseder senza difetto,

Quel cristallo parla schietto,

E gli dice: «Mira, o stolto,

Quanti errori ha tua beltà».

Così appunto a chi non crede

Reo di colpe il suo costume,

Io presento un chiaro lume

Onde poi se stesso vede,

E l'error scoprendo va.

 

Ma chi è colei che in maestosa gonna

Scender vegg'io dal cielo? è Diva, o donna?

Or la discerno appieno:

La Musica è costei, quella che tanto

A me sopra le scene usurpa il vanto.

 

Al suono di breve Sinfonia scende la Musica

 

Vengo a voi, felici sponde,

Le vostr'aure a respirar,

Ed al suon delle vostr'onde

La mia voce ad accordar.

Vengo a voi, felici sponde,

Le vostr'aure a respirar.

 

Ma che veggo! Superba, (alla Commedia)

Qual ragion ti conviene,

Onde libera andar per queste arene?

Tu fra stuolo d'eroi?

Tu qua, dove le cure alte d'impero

Empion dei cittadin tutto il pensiero?

COMM.

A que' gravi pensier per cui sovente

Più bisogno la mente ha di riposo,

Lieto ameno intervallo a recar vegno.

MUS.

Questo è mio solo impegno;

Io sol posso tener gli animi intenti

Al dolce suon de' miei canori accenti.

COMM.

T'inganni, e ben tu stessa

Puoi confessar con pena

Quanto l'itala scena

Di me si pregi, e quanto in questi lidi.

MUS.

Tempo già fu che vaneggiava il mondo;

Più non l'avrai secondo;

Ora per la virtù risorto è il zelo,

Ed io sono virtù che vien dal cielo.

COMM.

Che parli di virtù? Misero nome,

Venerabile tanto,

degno di pianto!

Lo sconcertato suono

Di turba mercenaria

Che non so dir se gracchi, o pur se canti,

Potrà dirsi virtù? Miseri vanti.

MUS.

Olà, frena, mendace,

Quel tuo labbro loquace,

Né l'invidioso tuo vile costume

Giunga a oltraggiar quel lume

Per cui tanto splendore hanno le scene.

Rammenta quante volte

Avvilita, negletta,

Per me sol tollerata

Fusti dal popol misto, allora quando

Teco, qual tu ben sai,

Comparir su le scene io mi degnai.

COMM.

Ah, non son io l'antica

Baldanzosa Commedia,

Se vendetta non fo d'un tal oltraggio.

MUS.

Fora il tacer più saggio.

Pensa chi sei, chi sono, e allora poi

Minacciosa così parla, se puoi.

 

Fremi pur di rabbia in petto:

Mi vedrai a tuo dispetto

Su le scene trionfar.

COMM.

Non andrai sempre fastosa.

Verrà un , che l'orgogliosa

Fronte tua saprò umiliar.

MUS.

Verrà un , ma intanto fremi.

COMM.

Mi deridi, e non mi temi?

Tu vedrai quanto potrò.

MUS.

Con il suon della mia voce...

COMM.

Col valor dei detti miei...

a due

Tutto il vanto a me trarrò.

COMM.

Tenti invan di superarmi.

MUS.

Tenti invan di pareggiarmi.

a due

Alle prove, alle prove;

All'armi, all'armi.

 

Al suono di trombe esce dal mare il genio dell'adria

 

 

Olà, donne, fermate.

Qual ira vi trasporta?

Qual inganno vi spinge a gara ostile?

Non vi recate a vile

Vivere in buona union, se pur può darsi,

'Ve la Commedia giace,

Che concordia si trovi, e regni pace.

Oggi l'una di voi non è bastante

Senza l'altra piacer su queste scene.

Se non ha la Commedia

L'ornamento del canto,

Spera invan riportar applauso e vanto;

E la Musica stessa,

Se non ha ne' suoi drammi oltre ragione

Qualche comica azione,

Se conserva il rigor della Tragedia,

Anzi che dar piacer, suo canto attedia.

Egualmente ad entrambe

La stessa sorte arride:

Così il Genio dell'Adria oggi decide.

COMM.

Ma chi averà di noi

Sopra di queste scene il primo loco?

MUS.

Questo di già si sa:

La Musica l'avrà.

GEN.

Forsennata pazzia, che sempre mai

Tien entrambe sommerse in mar di guai.

Quella avrà il primo loco

Che saprà meritarlo,

Quella l'avrà che cogli uffizi sui

Darà più gioco e più diletto altrui.

COMM.

Tenti invan di superarmi.

MUS.

Tenti invan di pareggiarmi.

a due

Alle prove, alle prove; all'armi, all'armi.

GEN.

Orsù, questo il Teatro,

Questo il campo sarà della battaglia;

Quale di voi più vaglia

Provisi in questo . Pria la Commedia

Nell'aringo si veda;

La Musica succeda.

Io che quel Genio sono

Al cui piacer tutto s'accorda il mondo,

Io sto presente, e poi

Sarò giudice giusto in fra di voi.

 

MUS.

Con trilletti e con cadenze,

Or battute, or passeggiate,

Saprò l'alme dilettar.

GEN.

Ma non siano stiracchiate,

Ché fariano stomacar.

COMM.

Con facezie e con sentenze,

Con finzioni al naturale,

Saprò gli uomini incantar.

GEN.

Ma non siano senza sale,

Ché fariansi biasimar.

COMM.

Avrò meco vecchi e zanni,

Donne belle in ricchi panni,

Che faranno innamorar.

GEN.

Ma non siano troppo vane,

Ché potrian pregiudicar.

MUS.

Avrò meco gran cantori,

Virtuosi suonatori,

Che nel mondo non han par.

GEN.

Ma non siano sconcertati,

Ché fariano delirar.

COMM.

Tu vedrai.

MUS.

Tu sentirai.

a tre

Via, coraggio, a cominciar.

 

Fine del Prologo


 

 

 

 


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