Carlo Goldoni
La fondazione di Venezia

AZIONE QUINTA

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AZIONE QUINTA

 

Besso e detti.

 

BESSO

Oimè! coss'è sta cossa?

Donca no xe segura

Gnanca la nostra povertà infelice

Dall'ingordisia vostra? In ste lagune

Cossa spereu trovar? Qua no ghe nasce,

Oltre i frutti del mar, che poche erbette,

Cibo anca scarso a zente poverette.

ADR.

Quietatevi, buon vecchio: io ve lo giuro,

Cupidigia crudel noi qui non tragge;

Abbiam oro, abbiam gemme,

Voi ne sarete a parte.

BESSO

A prezzo d'oro

La nostra libertà nu no vendemo;

Liberi semo nati,

Liberi moriremo.

ORON.

Come franco ragiona in sua favella!

LIS.

Oh cara libertà, tu sei pur bella.

ADR.

La deità tutelare,

Che la vostra innocenza ama e difende,

A vostro pro quivi ne scorta: avrete

In noi fidi compagni, e non nemici.

Liberi voi, liberi noi, godremo

Quell'armonia beata

Che invidia non ammette, o gara, o fasto;

Se non che sarà nostro

Di difenderla il peso, e il frutto vostro.

BESSO

Quando la xe cussì, sbasso la testa

Al decreto del ciel; ma perché mai

Aveu lassà le vostr'alte fortune

Per abitar in povere lagune?

ORON.

Fortuna è sol dove la pace alberga;

Quanti credon l'impero

Esser degno d'invidia, e non è vero.

LIS.

Fortuna è solo dov'è il cor contento;

Quanti credono un regno

Esser felicitade, ed è tormento.

ADR.

Arde l'Italia tutta

D'empio foco crudel che l'ira accese;

Il povero paese

Geme sotto il gran peso

Delle barbare schiere, onde scuotendo

Il tirannico giogo,

Quivi siam scorti a stabilir la sede

D'una reggia felice

Sovra i cardini suoi: Giustizia e Fede.

 

Regnerem, ma il nostro impero

Sarà giusto, e non severo.

Il vassallo dal regnante

Sarà lungi un brieve istante,

Anzi parte di quel soglio

Senz'orgoglio - anch'egli avrà.

 

Ma chi è colei, che in rozzi panni avvolta,

Tanta ostenta beltade e leggiadria?

Quella che a noi sen vien...

BESSO

Quella è mia fia.

ADR.

Qual Venere novella,

Ebbe il natal fra le sals'onde anch'ella.

 

 

 


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