Carlo Goldoni
Il frappatore

AL CHIARISSIMO SIGNOR MARCO PITTERI

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AL CHIARISSIMO

SIGNOR

MARCO PITTERI

 

Quello che abbiamo di più prezioso al mondo, Signor Pitteri, amico mio dilettissimo, si è la buona riputazione, in cui ci lusinghiamo di essere presso degli uomini. La morte istessa, che per natura nella parte nostra inferiore dee rattristarci, reca a noi minor pena colla speranza di vivere nella memoria dei Posteri, e di tenere per molti secoli un posto assai decoroso fra i nonni e. fra le immagini delle persone onorate. Qual sarà dunque l’obbligo mio verso di Voi, celebratissimo Signor Pitteri, poiché avete voluto eternarmi coi vostri Rami preziosi, noto perciò rendendo il mio nome alle più straniere nazioni, e a tutti quelli che dopo di noi per lunghi secoli succederanno? Non vi siete sol contentato di imprimere il mio Ritratto nella breve pagina che onora il primo Tomo della mia presente Edizione, ma sul disegno istesso dell’illustre nostro Piazzetta, di gloriosa memoria, vi siete compiaciuto di estendere il vostro egregio bulino, dando al pubblico in foglio grande il mio Ritratto medesimo. Quattro soli Ritratti si contano fra la serre preziosissima de’ vostri Rami in grande, quello cioè dell’ornatissimo Signor marchese Scipione Maffei, quello del celebrato Piazzetta, il vostro elegantissimo ed il mio sopraddetto. Quale opinione non avrà il mondo per me avvantaggiosa, veggendo la mia effigie andar del pari con quelle di sì grandi uomini? Voi, per accreditare vieppiù ancora il mio nome, studiato avete di far palese al pubblico, che non il caso o l’altrui desiderio ha eccitata la vostra mano al lavoro; ma l’opera è solo parto dell’amore e dell’amicizia che a voi mi lega, spiegando la somma liberalità dell’animo vostro colle parole alla mia immagine sottoposte, onde tutti quelli che Voi apprezzano, dovranno concepire di me onorevole stima. E da chi mai non è apprezzata la vostra mano, resa per tante opere insigni cognita e rispettata per tutto il mondo? Non è soltanto l’Italia nostra che vi esalti, e in voi riconosca il più celebre, il più famoso sostenitore dell’arte mirabile d’incidere in rame con il bulino, reso ancora più singolare dalla maniera particolare ed inusitata d’incidere ad un taglio solo, ma gli Oltramontani medesimi, fra’ quali i Maestri di cotal arte, hanno di voi tal concetto, che a Voi ricorrono nelle grandi imprese e credono di accreditare le loro stampe, promettendo al pubblico nei manifesti l’opere della vostra mano. Le gallerie più insigni d’Europa affidano alla vostra virtù la reputazione de’ loro quadri, e i Rami ch’escono dal vostro torchio vogliono a disputare la gloria ed il merito ai Pittori più celebri, che ne hanno somministrato il disegno. Infatti il già lodato Piazzetta sarà famoso per tutti i secoli per le opere insigni del suo pennello, ma più ancora per le rinomate incisioni vostre, onde avete arricchito il pubblico coi suoi pensieri scolpiti, de’ quali chi è, che amante sia del disegno, che non ami di provvedersi e non sappia di avere in essi il più bell’ornamento di uno studio, di una camera, di un ritiro? Fortunato sarà egualmente il nostro comune amico celebratissimo Pietro Longhi, Pittore insigne, singolarissimo imitatore della natura, che, ritrovata urna originale maniera di esprimere in tela i caratteri e le passioni degli uomini, accresce prodigiosamente la gloria dell’arte della Pittura, che fiorì sempre nel nostro Paese. Fortunato egli pure, voleva dire, poiché intraprendeste Voi a intagliare l’opera insigne dei Sette Sacramenti in sette quadri mirabilmente da lui disegnati, e così al vivo espressi, che meritano certamente per onor suo e per gloria nostra essere al pubblico comunicati. Tutti rallegrati si sono all’apparire del manifesto, con cui una così bell’opera promettete, aggiuntavi, per pareggiare il numero, la Sacra Famiglia, del medesimo rispettabile Autore; e aspettatevi pure un numero prodigioso di soscrizioni, giacché col miserabile esborso di tre paoli anticipati, e sei al ricevimento per ogni carta, si può provvedere una sì vaga e singolare raccolta. Merita il gran concorso degli Associati il credito dell’Autore, lo merita la fama delle opere vostre, e lo merita il carattere vostro delicatissimo nel mantenere esattamente la fede, potendo assicurarsi il pubblico della vostra più accurata attenzione e della più sollecita esecuzione al progetto, e che quantunque non abbiate, appunto per delicatezza di animo, espresso il tempo della pubblicazione di ciascheduna delle otto carte, le darete in un termine assai discreto, e non farete desiderare le vostre stampe, come ho fatt’io penare il Tomo Decimo della mia Edizione. Orsù, questo è alfin terminato e con lieto animo l’ho compito, allora quando mi suggerì l’amicizia di dare a Voi, carissimo Signor Pittieri, una pubblica testimonianza della mia gratitudine. La mia presente Edizione principiò col mio Ritratto, opera decorosa della vostra mano, giust’è che termini con una offerta rispettosa della mia penna al vostro illustre nome. Voi vedete che, dal canto mio, tento la via di rendervi il bene, che da voi riconosco. Vorrei eternarvi ne’ fogli miei, come voi di me faceste nei vostri Rami, ma troppa disparità vi passa dal credito che hanno presso degli uomini i lavori vostri, a quello che possano meritare i miei, e il maggior pregio di cui lusingare mi vaglia, si è quello che Voi medesimo mi avete colla reputazione vostra acquistato. Gradite non pertanto la buona inclinazione dell’animo che vi dimostro, e se non vogliono i miei fogli ad innalzare la vostra fama, consolatevi che non avete d’uopo né di me, né di altri, per rendervi meritamente immortale. Siete assai conosciuto mercè le opere vostre da tutto il Mondo, e qui nella nostra Patria comune, oltre il pregio in cui si tengono i vostri lavori, viene giustamente stimata, per il bel carattere che l’adorna, la degna vostra persona. Nemico del fasto e della ostentazione di Voi medesimo, vi compiacete di un picciolo mondo, mal persuaso del grande, in cui si affollano gli ambiziosi. Non siete avido delle lodi che a Voi si convengono, e darne solete a tutti discretamente, mai biasimando le opere altrui, col saggio riflesso che i periti si devono magnificare, e gl’imperiti animare. Niuno direbbe mai che sotto il velo della vostra esemplare modestia si ricovrasse un valore eccellente, che vi rende stimabile a tutto il Mondo. Siamo cotanto avvezzi a vedere il talento degli Uomini misto di abilità mediocre e di massima prosunzione, che gli umili a prima vista non paiono i più virtuosi; ma conosciuti col tempo, questi sono quelli che esigono la vera stima ed il vero rispetto. Buon per noi che l’amor della Patria, e fors’anche il disprezzo delle maggiori fortune, vi ha trattenuto costantemente fra le nostre Lagune, altrimenti noi vi avremmo perduto, e privo sarebbe il Paese nostro di un sì prezioso ornamento. Io più di tutti ne avrei risentito il danno, poiché senza l’aiuto vostro non andrebbe il mio nome per le bocche degli estimatori degli Uomini, ed ora le genti da noi lontane, e coloro che indi succederanno, non crederanno mai che l’ingenuo, saggio Pitteri, abbia voluto impiegare gli studi suoi per una persona indegna del di lui amore e della di lui amicizia. So che profitterei più largamente del benefizio, se scorgere non mi facessi da me medesimo colla fiacchezza delle mie produzioni, ma almeno voconsolarmi che troveranno di buono in me le oneste persone il grato animo in verso di Voi, argomentando da questo, che più volentieri vi avrei offerto cosa migliore, se capace ne fossi stato. Le mie Commedie possono essere dissimili fra di loro nell’argomento, nei caratteri, nell’intreccio, ma tutte figlie di un Padre istesso avranno tutte l’originario difètto della debolezza del mio talento, laonde faticato avrei vanamente a scegliere per Voi la migliore, considerandole tutte eguali; prendetevi dunque questa, rimasta l’ultima per accidente, e graditela come s’ella fosse una cosa buona, perché tale io l’avrei resa, se stesse in mano mia il migliorarla. Voi che siete l’uomo il più onesto, il più sincero del Mondo, non isdegnate di leggere le male arti di un Frappatore, che immerso nei vizi, cerca il modo di coltivarli alle spese di un semplice Giovanotto, e siate certo che alfine della Commedia ritroverete il vizio punito, e l’animo vostro si consolerà certamente del buon esempio che ne potranno avere i malvagi, ch’è l’onesto fine delle morigerate Commedie. Questa mira che ho avuto nel dar le Opere mie alla scena, so che vi ha innamorato e vi ha ricondotto al Teatro, dopo che l’avevate compianto ed abbandonato per - la detestabile sua scorrezione; e da qui nacque, cred’io, l’amore che avete per me concepito, e che pregovi di conservarmi, che di un bene così prezioso vi protesto di essere, fin ch’io viva, con vera e perfetta rico noscenza

 

Vostro Serv. Ed Amico, ed Estimatore sincero

 

Carlo Goldoni


 


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