Carlo Goldoni
Il frappatore

ATTO PRIMO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Ottavio, da viaggio. Tonino, parimente da viaggi,

 cogli stivali da cavalcare e goffamente vestito.

 

OTT.

Animo, signor Tonino. Siamo in Roma; vi riposerete, vi cesserà l’incomodo cagionatovi dal cavalcare.

TON.

Sior Ottavio, ve lo digo e ve lo protesto, mai più in cavallo.

OTT.

Voi dite in cavallo, come si dice in gondola. Dovete dire a cavallo.

TON.

O a cavallo, o in cavallo. El m’ha rotto le tavarnelle, son sconquassà, son desnombolà; nol me cucca più.

OTT.

Per causa delle nevi non si è potuto proseguire il viaggio in calesse, ha convenuto venire come si è potuto.

TON.

Gnanca el calesse no me piase troppo. Sia pur benedetto le gondole. Almanco se sta comodi, stravaccai, no se se sbatte, no se se rompe i ossi. Sior Ottavio, per un mese fe conto che mi no ghe sia.

OTT.

Perché? che cosa volete fare in un mese?

TON.

Star in letto, e remetter la carne che ho perso in sto viazo.

OTT.

Vergogna! Giovane come siete, essere così poltrone! Non voglio sentirvi parlar così.

TON.

Via, no andè in collera. Farò tutto quel che volè. Almanco per carità feme cavar sti stivali, che me par de aver le gambe incastrae in t’una montagna.

OTT.

Or ora andremo nelle camere che ci avranno preparate. Aspettiamo Brighella, il padrone della locanda.

TON.

No ghe xe donne in sta locanda?

OTT.

Che cosa vorreste far delle donne?

TON.

Che le me vegnisse a cavar i stivali.

OTT.

Queste sono cose che si fanno dagli uomini, e non dalle donne.

TON.

Ma mi, caro sior Ottavio, compatime, gh’ho più gusto a farme servir dalle donne, che no xe dai omeni.

OTT.

Lo so che in questa parte siete male inclinato, ma ve lo leverò questo vizio. Imparate da me: le donne le lascio stare.

TON.

No songio vegnù a Roma a posta per maridarme?

OTT.

I vostri congiunti non vi fanno viaggiare per questo, ma per isvegliarvi, per farvi apprendere un poco di mondo.

TON.

Se i vol che me desmissia, che i me daga muggier.

OTT.

Se capiterà una buona occasione, o qui, o altrove, non dubitate che procurerò che siate contento.

TON.

Sieu benedetto! lassè che ve daga un baso. (vuol abbracciare Ottavio, e gli stivali gl’impediscono di poter camminare) Co sti stivali no me posso mover.

OTT.

Ora ve li caverete. Chi è di ? c’è nessuno?

 

 

 


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